
Una dozzina di amici attorno a un tavolo rappresentanti di 4-5 paesi diversi, qualche bottiglia di vino, una chitarra, cibo e musica italiani... una bella serata
Si puo' scrivere un post su due argomenti? Due situazioni, due temi, due stati d'animo?
Un'altro "goodbye"...
Dopo quasi un anno dall'ultimo addio, probabilmente il piu' sofferto... un arrivederci a tanti amici, ma un addio a un periodo, uno stile di vita... una citta'... ieri mattina con un bacio su una guancia ho dato un altro addio.
Dopo 5 anni piuttosto movimentati passati a Londra, ieri Daniella se ne e' tornata a Gerusalemme... a lei dedico queste poche righe... alle sigarette fumate assieme fuori dalla cucina, alla sua risata inconfondibile (e pure bruttina se lo chiedete a me), al casino che c'era sempre attorno a lei, alla montagna di fotografie che faceva a tutto e tutti, alle lacrime trattenute guardando in TV le immagini di una nuova guerra... lei che ha gia' fatto 2 anni e mezzo di servizio militare e che e' pronta ad andare in prigione piuttosto che andare a combattere... ma soprattutto a quella che stava diventando una buona amicizia.
A un altro addio
"Goodbye Daniella, take care of yourself... e buona fortuna"

Mi sono messo sopra le panchine di pietra che ci sono fuori dal centro commerciale di Wimbledon, in piedi sullo schienale, leggermente sporto in avanti per nn macchiarmi la maglietta.... ho sorriso, ho guardato 2 mie amiche che mi osservavano dal basso mangiando il gelato, tutta la gente che camminnava attorno... e ho soffiato... forte... tante, tantissime bolle di sapone si sono alzate in volo, ma nn bolle normali, queste le avevo appena comprate nel negozio di giocattoli... queste sono + resistenti... tendono a "solidificarsi" al contatto con l'aria, nn scoppiano... al massimo si afflosciano... le puoi anche prendere in mano.... e allora altro soffio,una miriade... e poi ancora... tra sguardi attoniti dei bambini attorno a me, occhiate divertite della gente e occhiatacce di chi stava mangiando il gelato, ho riempito la strada di bolle.
E anche a Londra la gente che cammina per strada tra bolle di sapone, senza sapere da dove vengono, sorride... cosi...
Seduto contro la testata del letto a fine serata guardo lo schermo... da due giorni cerco di mettermi a scrivere e dare corpo a quanto detto nel post precedente riguardo al mio recente sentirmi viaggiatore... sulla parete guardo foto del Pacifico.. la Micronesia, ultimo mio viaggio, ormai vecchio di parecchi mesi...
Perchè mi sento un viaggiatore... cosa significa...
Mi guardo indietro e mi rendo conto che probabilmente "viaggiatore" è una parola tropo grossa per me
Sono uscito di casa, o meglio, sono stato buttato fuori di casa per la prima volta a 13 anni, mi è stato detto: ' vai e vedi il mondo, se poi deciderai che qui è dove vuoi stare, posto ci sarà sempre' così a 14 è arrivata la prima esperienza all'estero... Londra, come tanti altri, per migliorare l'inglese... la prima volta a vivere da solo, la prima volta a decidere quando e come tornare a "casa", a che ora andare a dormire... la prima volta a potersi permettere di scegliere di andare a lezione o meno il giorno dopo... puniti a lavare le macchine dei professori se ti beccavano in giro dopo il "copri fuoco" (Noe, ti ricorda qualcosa?)... durante le estati seguenti si sono succedute Edimburgo, New Port Beach (fuori Los Angeles, in quella che adesso è famosa come l'O.C.) e Vienna 2 volte... tutte soste brevi di 1 mese o poco più... ma ho sempre pensato di averci vissuto, di aver assaggiato, sebbene per poco, la vita che si fa li, andare in giro con gente del luogo, parlare la loro lingua, divertirsi come fanno loro... surf ogni mattina in California e birra e tequila la sera in postacci a Vienna... poi Kansas City nel Missouri e Lubecca in Germania con la scuola... vivere e andare a lezione con gli altri studenti... e poi trekking in Patagonia e safari in Sud Africa con la famiglia fino alle immersioni nel Pacifico con un'amica inglese...
Nel frattempo sono cresciuto, sono andato a fare l'università fuori casa in un'altra città e poi tesi e PhD all'estero... ho lasciato dietro di me amici e morose... mi sembra ieri il fare le 5 del mattino in giro per Vienna con Urska...
Perchè si sa, partire significa tante cose, ma "lasciare" è sempre una di queste...
E qui... beh, qui incontri ogni giorno viaggiatori, ma nn come me, viaggiatori veri che hanno vissuto per anni in posti diversi, viaggiatori di un'altra epoca... viaggiatori come Jamie, cresciuto tra Hong Kong, India, Oman e Scozia... o come Todd; australiano che è venuto "da questa parte del mondo" 10 anni fa e che è stato ovunque... e cosi come loro ce ne sono tanti altri...
Con loro finisci a parlare della Thailandia, del centro America, di Africa e di Israele, di quando uno di loro è partito e ha girato i Balcani con uno zaino in spalla, da solo... semplicemente perchè nn c'era mai stato prima...
E cosi ti ritrovi seduto contro la testata del letto a chiederti come fai
TU, a sentirti un viaggiatore, come fanno
LORO a lasciare dietro di se ogni cosa e a chiederti
PERCHE' sei (ancora) qui.
Credo che tutto sia cominciato quando mio padre, dopo la maturita', battendomi una mano sulla spalla, mi ha detto "Caro mio, la tua cultura generale, ormai e' fatta!"
Mi sono sentito malissimo... pervaso da un senso di ignoranza a tutto tondo ho cominciato a leggere in modo piu' costante, all'inizio erano i libri che erano stati piu' o meno caldamente consigliati negli ultimi anni di liceo, i famosi CLASSICI, poi libri di storia e di massacri attorno alla seconda guerra mondiale e infine sempre piu' di filosofia o simili... completamente fuori dal giro dei libri di narrativa e di scrittori contemporanei, mi sono sempre sciroppato discreti mattoncini, alcuni dei quali richiedevano (almeno a me) un livello di attenzione tale da nn poter nemmeno essere letti in treno.
Per un pezzo ho avuto una discreta simpatia per Hesse... "Il lupo della steppa" e "Siddhartha" in modo particolare, bisogna forzarsi a passare le prime pagine, ma i finali ne valgono la pena.
Ultimamente ho cominciato a sentirmi viaggiatore... senza un vero motivo (ma questo e' per un prossimo post)... fatto sta che questo ha cominciato anche ad avere un impatto sulle mie scelte tra gli scaffali delle librerie...
Quelli fino ad ora degni di nota sono stati:
"Viaggio in oriente" di H. Hesse... piu' mistico che reale
"Il viaggiatore innocente" di W. Randall... molto inglese e molto facile
"Viaggiare e non partire" di A. Bocconi... strano, ma piacevole accozzaglia di spunti di riflessione (suoi sia il brano riportato qui che quello di qualche post fa)
Esperienze di viaggi, veri o della mente che siano... perche' partire? Per scappare, per raggiungere, per andare o per tornare?
'Forse il punto non e' se stare a casa o partire, pero' lo dico subito: il mio cuore e' con il viaggiatore, non sono ne' cosi saggio ne' cosi malato da star bene solo dove sono nato, dove vivo.'