Decima prova di angeli Vs diavoli
Tutto sommato gli piaceva prendere il treno. O meglio, gli piaceva il viaggio in treno... e soprattutto gli piaceva viaggiarci di notte. Gli piacevano anche le stazioni dei treni di notte... le banchine dei binari, le luci dei lampioni... la calma, i dialoghi a mezza voce tra chi parte e chi resta e i silenzi di chi aspetta qualcuno che scenda dal treno. In qualche modo i saluti sui binari erano, almeno per lui, diversi da quelli in aeroporto o davanti a una macchina... più sottili, dettati da un orario preciso e da un saluto dall’altra parte del finestrino quando il treno comincia pigramente a muoversi. Più dolci.
Anche lui aveva avuto qualcuno che lo salutasse dall’altra parte del finestrino, qualcuno a cui voleva bene e che gli voleva bene... non più.
Sacca sulla spalla e sigaretta accesa, camminava lentamente su e giù sotto la luce gialla... guardava gli altri piccoli grappoli di persone sparpagliati sulle varie banchine.
“Chissà se sono più le persone che questo treno sta dividendo o quelle che sta unendo” pensò “ma c’e’ poi differenza?” scosse la testa sorridendo e pensando che era uno stupido
Il treno faceva una parte del vecchio percorso dell’Orient Express, da Zagabria a Ginevra... lo conosceva bene, lo aveva preso un sacco di volte da studente e tra tutti era quello che gli piaceva di più. Le carrozze erano spesso piuttosto vecchie e di diversi tipi... alcune con le scritte in croato, altre in tedesco, altre in italiano... una buona parte di esse era divisa a compartimenti da 6 persone, con i sedili arancioni o verdi, i porta pacchi di ottone e le copie di vecchie stampe di città incorniciate ed appese sopra i poggia testa. Le aveva sempre trovate curiose.
Salì sul treno e andò a cercarsi uno scompartimento che fosse il meno affollato possibile. Ne trovò uno vuoto e si sedette al solito posto: vicino al finestrino nella direzione di marcia, ma solo dopo aver dato un’occhiata alle stampe... Milano e Pisa... chissà chi le sceglieva.
Il treno cominciò a muoversi lentamente e fuori dal finestrino la stazione lasciò il posto alla sempre più buia campagna e al riflesso del suo viso sul vetro... ricordi tornavano alla mente portando un retrogusto di malinconia... si voltò per vedere a chi appartenesse l’altro riflesso appena apparso. Era un vecchietto distinto con cappello e soprabito, lo osservò mentre con cura piegava il soprabito prima di riporlo e di posarvi sopra il cappello. Si sedette nella fila opposta, sedile centrale – scelta abbastanza comune- pensò mentre si mise a cercare gli auricolari per non dover fare conversazione e tornare ad immergersi tra i ricordi
“Lei dove va questa sera?” chiese il vecchio “A Verona” rispose lui con fare distratto “Verona... bella città...” continuò il vecchio “Verona, distesa tra l’Adige e il piano, con meandri di strade smarrite che finiscono sempre al fiume, come l’ubriaco che s’imbatte sempre in un albero” sorrisero entrambi. Gli occhi dei vecchi avevano sempre avuto un fascino particolare... caldi, tristi... eppure forti... da bambini, ma che ne hanno viste tante, forse troppe
“Già... è una bella poesia... l’avevo già sentita da qualche parte...E lei invece? Lei dove va?” chiese lui “Oh... domanda interessante... non saprei, nel senso più stretto del termine probabilmente non vado da nessuna parte perchè non ho una meta da raggiungere” Il ragazzo lo guardò con aria un po’ perplessa e un po’ scettica e disse “Risposta curiosa... quindi cosa ci fa sul treno se non ha una meta? Si starà pure recando da qualche parte...”
“Soffro di insonnia” rispose il vecchio “ad una certa età è abbastanza comune e, a mio parere, inutile da combattere” il ragazzo lo fissava con aria corrucciata “vede” continuò lui “vivo vicino alla piccola stazione del paese... quando non ho sonno, esco e salgo sul treno... è un po’ come starsene in salotto, ma più interessante che guardare la televisione”
“Ma... come...” lo interruppe il ragazzo “ e va in un posto a caso?”
“In realtà non vado da nessuna parte... quando sono stanco o mi sono annoiato, scendo e prendo il primo treno nella direzione opposta. Ho sempre con me il libricino con gli orari di questa tratta e i treni non mancano. Per questo, in senso stretto, non vado da nessuna parte... pur essendo in movimento”
Il vecchio parlava lentamente, in modo posato... infondeva pace. “Vuole un tazza di the?” chiese aprendo il borsello che aveva appoggiato sul sedile affianco e tirandone fuori un termos. Il ragazzo non rispose alla domanda, ma come che non l’avesse sentita chiese “Ma... perchè? Che senso ha prendere un treno senza una meta... come può essere questo interessante?”
“Sono contento di aver portato una tazza in più questa sera” disse il vecchio porgendogli una piccola tazza di ceramica “il the nei bicchieri di plastica perde molto del suo significato... non trova?”. Il ragazzo la prese con entrambe le mani per non rischiare di farla cadere, dalla tazza si alzavano riccioli di vapore che sapevano di frutta e spezie. Ne bevettero entrambi un sorso in silenzio mentre il treno sferragliava a piena velocità tra campagna e paesotti. “Grazie” disse “è buono”
“Ne sono felice” rispose il vecchio “lei perchè va a Verona?”
“C’ho fatto l’università, ma poi me ne sono andato in giro per qualche anno a vedere qualche altro posto... solo che me ne ero innamorato e cosi, adesso che ho deciso di rientrare in Italia, provo a ricominciare da li, da dove ho lasciato”
“Più che un andare è un ritornare, quindi” “Diciamo di si” rispose il ragazzo
“Ma è un tornare a cosa? A Verona o a quello che Verona ha rappresentato?” chiese il vecchio “Da alcune cose non si può tornare...” aggiunse
“Vero” annuì il ragazzo “ direi che dalla maggior parte delle cose non si può tornare... o almeno non tornare pensando di ritrovarle uguali... Cambia chi viaggia ma cambia anche ciò che lascia” fece un lieve sospiro “non so come sarà essere a Verona di nuovo, ma ci voglio provare. Ma lei non ha risposto alle mie domande, non mi ha spiegato il perchè...”
“Il perchè” comincio il vecchio “perchè lei viaggia? Perchè va da un luogo all’altro? Perchè non è rimasto a Verona?” “Per vedere posti nuovi, per imparare” rispose il ragazzo “Quindi lei viaggia per raggiungere un luogo...” disse il vecchio
“Si, certo... per cos’altro?” rispose il ragazzo
Il vecchio fece un sorso di the e poi cominciò “Il mio viaggio, quello lungo e unico, ormai io l’ho quasi finito. E’ stato un viaggio lungo... duro e difficile a tratti, come quello di ognuno in fondo... ma un viaggio che sicuramente valeva la pena di fare e sono contento per come è stato. Anche io ho visto e vissuto in molti luoghi durante il mio viaggio... a volte ho avuto l’impressione che si potesse essere felici solo nel prossimo posto, o in quello che si è appena lasciato” sorrise “Non vi era molto tra la partenza e l’arrivo... eppure nasciamo per morire, questa è la partenza e questo è l’arrivo e se non ha importanza il viaggio che ci sta nel mezzo, cosa ne ha? Un giorno qualcuno mi disse che viaggiare ha senso solo se si torna con una qualche risposta nella valigia... aveva ragione. Ho imparato che il viaggio non si misura in chilometri, che il cammino in se può essere più importante della destinazione e soprattutto ho avuto la fortuna di dividere il mio cammino, o parti del mio viaggio, con persone speciali... lo hanno reso magico” fece una pausa. Al ragazzo che lo osservava attento sembrò si stesse commuovendo... bevette un altro sorso prima di riprendere “Persone con le quali il cammino è talmente bello che quando le strade si dividono si vorrebbe smettere di camminare... ma non sarebbe giusto”
“E’ per questo che esce di notte e sale su un treno? Per dividere parte del viaggio con qualcuno?” chiese il ragazzo
“Forse si... in fondo sono solo un povero vecchietto a cui piace viaggiare” sorrise “ e questo è per me il vero senso del viaggiare... c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare. C’è chi parte e viaggia e chi non parte e non viaggia... io cosi viaggio. Seneca diceva che per liberarsi della tristezza ‘il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi’ e credo avesse ragione.
Il mio viaggio è ormai al termine e da molto non lo divido più con nessuno... questi giri su un vecchio treno mi fanno dividere il viaggio con qualcuno... almeno per qualche ora. Divido i loro sospiri, i rimpianti per quello che hanno lasciato e le speranze che li mettono in viaggio... a tanti di loro mi verrebbe da dire che a volte ottenere ciò che si è sperato non è poi cosi bello come è stato correre con quella speranza... ma come si può dire una cosa cosi?” il ragazzo non rispose, stava fermo con la tazza, ormai vuota, tra le mani “Mi deve scusare” riprese il vecchio “di solito faccio parlare di più gli altri... ma qualcosa nei suoi occhi... non lo so... forse sto veramente diventando troppo vecchio e parlo solo perchè c’è qualcuno che mi ascolta” Il treno cominciò a rallentare, il vecchio si sporse in avanti per riprendere la tazza che il ragazzo gli porse in silenzio. Rimise via tutto, prese il soprabito e lo piegò sul braccio. Appena il treno si fermò, si alzò in piedi, indossò il cappello e disse “Mi ha fatto piacere parlare con lei, ma il mio viaggio è giunto al termine. Spero di non aver esagerato e le auguro che il suo animo possa fare la pace con il cielo sopra di lei” il ragazzo lo guardò senza dire una parola, come sentisse che il vecchio non aspettava una risposta. Uno strano nodo gli stringeva la gola mentre pensieri gli roteavano nella testa. Il vecchio scese dal treno e scomparve dalla luce dei lampioni. Mentre il treno stava ripartendo tra il turbinio di pensieri e parole che ancora affollavano la sua mente gli venne in mente una pagina del libro che stava finendo di leggere. Aprì la sacca, prese il libro e cominciò a sfogliarlo per ritrovarla
“Da un posto buio alla luce più accecante, là dove l’aria è molto più fredda e secca; da un silenzio ovattato al rumore, alle voci che si sovrappongono peggio che in un bazar. E poi la gente, rude al contatto anche quando vuole essere gentile, irrispettosa della solitudine a cui sei abituato. Perchè sono venuto qui? ti chiederai quando ti sculacceranno.
Il viaggio non nasce sotto grandi auspici. Forse è la prima volta che vieni, forse sei venuto molte volte, per motivi di studio: dovevi imparare ad essere ricco , povero, malato atleta, donna , uomo.
- Questo è il primo e ultimo viaggio che faccio - cosi ti sei detto ogni volta. Forse lo dice ogni persona che nasce. A volte uno ci riesce, diventa Buddha ed esce dal giro, e quella che sembrava essere la prima volta ne aveva invece molte dietro, ed era proprio l’ultima.
Invece la morte, la fine del viaggio, può essere solo l’inizio”
Richiuse il libro e guardò la sua immagine riflessa nel finestrino mentre il treno correva, non era più un ragazzo.
Rientrato... a Londra ancora una volta
Gia', rientrato, ma questa volta il rientro e' stato decisamente piu' lento... per coprire la distanza Trieste - Londra normalmente ci vogliono un paio di ore e un sacco di code per finire ammassato in una specie di scatola che vola, tra bambini che piangono e gente che grida...
Questo giro mi ci sono voluti 4 giorni... e tutti all'aperto...
Niente aereo, MOTO.
Vento in faccia, sole, qualche goccia di pioggia... rumore nelle orecchie, stanchezza fisica... e male al sedere...
La 'traversata' dell'Italia dal profondo nord-est al profondo nord-ovest non poteva non comportare sosta a Verona... serata fuori con grandi vecchi amici in una vecchia e splendida citta'. La tappa seguente e' stata Torino, citta' mai visitata prima, ma il motivo reale era rivedere un'amica dopo 13 anni dall'ultima volta... e ritrovarla uguale... riuscire a parlarci e a ridere dopo 13 anni... mi ha fatto ripartire il giorno dopo con un sorriso sul viso, traforo del Monte Bianco e 700km in Francia... testa bassa e manopola girata, perche' bisogna fare piu' km possibili... sosta per la notte a Troyes... alberghetto a caso in una citta' a caso... altra sorpresa, gioiellino costellato di case in legno a vista comodamente 'appoggiate' le une alle altre. Ultimo giorno di corsa fino a Calais, pranzo al sole, in un prato a lato della strada, addormentato contro la parete del treno che passa sotto la Manica... e infine Londra.
1700km per pensare, per cantare e per passare veloci tra curve e dirizzoni
1700km intensi e stancanti, assaggiati uno per uno guardando bei paesaggi e asfalto che passa veloce sotto la ruota

Alla partenza...

13 anni...

Mont Blanc
Nona prova di angeli e diavoli
I Pensieri, si sa, prediligono per lo più la sera… tendono ad affacciarsi all’aperto dopo che il sole è tramontato… a volte arrivano lentamente, uno per volta, altre ti travolgono uscendo tutti insieme magari scatenati da una telefonata, da un sapore… da una parola.
Assieme ai pensieri spesso viaggiano, più lenti ed ingombranti, gli stati d’animo… decisamente più statici dei pensieri sono capaci di restare a lungo, di resistere anche di giorno e di trascinare altri pensieri…
Di giorno i pensieri sono spesso cacciati in un angolo… sopraffatti da dialoghi e da impegni… I pensieri restano in disparte, ma ci sono… aspettano solo che il ritmo rallenti un po’… aspettano la sera, aspettano il tragitto verso casa, o la sigaretta dopo cena… quando non c’è nessuno con cui parlare e nulla da fare… allora escono.
Alcune sere sono tranquille… altre decisamente molto trafficate
Le mie sere a casa, in Italia, tendono ad essere abbastanza trafficate
Stati d’animo trascinano pensieri fuori a forza
Questo è un mio mondo… in una di quelle palle di cristallo con dentro la neve finta… solo senza la neve… pochi grandi sospiri e tante piccole gioie… cose inutili da elencare, perché troppe e troppo piccole, e cose quasi impossibili da spiegare, perché ognuno ha le sue.
Fuori la sera in terrazza, mi fumo una sigaretta dopo cena… la ‘sigaretta intelligente’… la più difficile da eliminare…
Ho sempre saputo dove volevo arrivare, ho sempre avuto una direzione in testa, magari non sempre la stessa, ma sempre una e direi che sono anche stato fortunato perché sono sempre arrivato dove ho voluto…bene, bravo.
Io lo sapevo cosa volevo fare da grande… forse lo so ancora… solo che nessuno mi aveva spiegato che non ti svegli ‘grande’ e che bisogna anche decidere cosa fare mentre si diventa grandi… nessuno ti chiede cosa farai mentre diventerai grande… e poi, dopo che si è diventati grandi? Cosa si fa dopo? Nessuno ti chiede nemmeno questo… perché? Non si fa più niente dopo?
Nel giardino della casa dove sono cresciuto c’è il mio albero… piantato alla mia nascita quando era poco più che un filo d’erba è ormai un vero e proprio albero che distende i suoi rami sul vialetto fino a toccare il pino marittimo. È grande
Qualche sera fa ero fuori con un ragazzo che conosco, era in città per qualche giorno dopo essersene tornato in Australia, era a Londra perché dall’Australia era andato in Nuova Zelanda, poi 3 settimane in Perù, da li Londra per un paio di giorni prime del volo per India, poi Cina, Giappone e infine Australia. Da solo. 34 anni… lui è grande?
Amy dopo l’università ha fatto un anno in giro per il mondo… poi PhD nel lab dove sono arrivato io e adesso pensa di andare per un paio di anni in Australia. Amy si sposa a marzo a 29 anni. Grande?
Qui c’è chi ha studiato legge o ingegneria o odontoiatria… o quant’altro, ha finito università e ha cominciato a lavorare… magari nella stessa città… magari convive. Grande?
C’è chi è sposato… e si è sposato anenache 22 anni… forse lei è grande
A Londra c’è chi ha finito il PhD e accetta di venire a fare il tecnico nel mio lab, perché nn saprebbe dove andare… o c’è chi ha fatto anche il primo post-doc e a Giugno non sa dove sarà
Qui c’è chi è uscito in corso da Biotecnologie con 110 e fa analisi alla Coca-Cola… per scelta
Qui e la ci sono io diventando grande… come tutti… e forse starò sempre diventando grande, ma grande non lo diventerò mai…
Una voce continua a dirmi che devo fare tutto… adesso, mentre sto diventando grande, perché poi… beh, poi sono grande e non si fa più nulla
Cosi dovrei viaggiare, vedere il mondo… finire il PhD e andare a vivere in Australia… solo per 1 o 2 anni, poi tornare, perché quando sarò grande vorrei essere in Italia… però devo anche ‘tirare’, avere successo, imparare e soprattutto fare tutto nel minor tempo possibile, correre. Pronto a lanciarmi nella mischia, gomitate per salire i gradini.
Chi ha ragione? Chi ha 34 anni e gira il mondo o chi ne ha 27, guadagna il triplo incatenato a un computer beccandosi un esaurimento nervoso? Ci sarà qualcuno che ha ragione…
Io non lo so… e nn so nemmeno se abbiamo veramente scelta o se ognuno è fatto per una strada diversa
Forse troverò la mia… forse diventerò grande e forse scoprirò che c’è anche altro dopo l’essere diventati grandi, per ora finisco la mia sigaretta… prima o poi smetterò… lascio che i pensieri si inseguano mentre li guardo passare. Presto verrà il momento di scegliere. Non ancora