Ad un rapido calcolo, sono partito decisamente piu’ volte di quante io non abbia visto partire... non necessariamente per lunghi periodi, anche solo alla fine della scuola, quando i miei amici e/o compagni di classe andavano dritti al mare e io finivo da qualche parte all’estero per almeno 1 mese.
Invece, da quando sono qui ho perso il conto del numero di feste di addio a cui sono andato... forse perche’ sono passati 3 anni e mezzo da quando ho messo piede qui e, per Londra, sembra essere un lasso di tempo se non lungo, comunque adeguato... sicuramente perche' il via-vai e' a ritmo continuo.
Venerdi’ ero a un matrimonio, che io ricordi, Venerdi era il primo matrimonio di una mia amica vera... non parente di parenti o cugina di cugini
Una ragazza che conosco e che e’ pure venuta in Italia con me.
Il primo matrimonio al quale vado in quanto amico della sposa (e un po’ anche dello sposo) ed e’ il matrimonio di un’inglese... in Inghilterra. Del dipartimento eravamo solo in quattro... matrimonio tra pochi invitati
Ne ho fatti altri da quando sono qui... di solito come “accompagnatore” o come amico di una di famiglia.
Per quel che ne so, ogni volta ero io l’unico straniero... o comunque l’unico non di lingua madre inglese... ma mi piace pensare di essere stato l’unico tra soli inglesi... sembra scontato, ma avere amici inglesi a Londra non capita cosi spesso. Un po’ per colpa loro e un po’ per colpa nostra... e un po’ perche’ e’ Londra...
E mentre mi accendo l’ultima sigaretta in giardino, sotto il solito tempo infame, dopo aver dato un’altro addio, penso che forse questo paese e questa citta’ un po' mi hanno adottato e mi sono entrati sotto pelle piu’ di quanto io abbia mai voluto...
La mattina io non fumo, anzi, quando lavoro non fumo praticamente per tutto il giorno
Oggi siamo gia' a 2
Non male direi
Esistono momenti che non possono essere cancellati, lasciano una ferita che fara’ fatica a rimarginarsi e una cicatrice che non smettera’ mai di prudere.
Esistono momenti in cui diventa chiaro che le cose non saranno piu’ come prima, qualcosa scricchiola e si spezza... in silenzio, senza che nessuno attorno se ne accorga.
Esistono momenti per i quali non passera’ mai abbastanza acqua a lavarne via il ricordo,e per cui il nodo in gola non sara’ mai sciolto...
Oggi mi sono beccato mentre canticchiavo Stars are Blind di Paris Hilton.
Esiste uno standard internazionale per l’altezza delle maniglie montate su cassetti e armadietti da laboratorio: il mio ginocchio.
Quando ero all’universita’ e facevamo le esercitazioni di laboratorio, saresti stato in grado di capire quali laboratori avevo frequentato andando a controllare lo stato delle chiavi di cassetti ed armadietti di laboratorio. Se la maggior parte sono spezzate, significa che ho frequentato quel laboratorio. In fondo mi piace lasciare un segno del mio passaggio... anche sul mio ginocchio.
La procedura prevede che il sottoscritto si sieda su sedia da bancone e poi ruoti di 90 gradi per ritrovarsi perpendicolare al bancone stesso e pronto per l’azione, purtroppo la rotazione viene spesso interrotta intorno ai 45 gradi perche’ il ginocchio non centra lo spazio per le gambe ma picchia sulla suddetta maniglia/chiave di armadietto/cassetto. Alcuni dei momenti piu’ commuoventi che la ricerca mi ha regalato avevano a che fare con il mio ginocchio destro.
Oggi non fa eccezione. Non botta particolarmente forte ma perfettamente su livido ottenuto sabato.
Sabato, dintorni di King’s Cross.
Io ed amica siamo in moto, mia moto.
Delle due corsie originariamente concepite, tra lavori su un lato e auto parcheggiate sull’altro, ne sopravvivono 1 e 1/3.
Fila di macchine procede placida sulla sinistra, io sorpasso beffardo procedendo sul mio 1/3 di corsia a velocita’ “piano” sulla destra (siamo in Inghilterra).
Ragazzo decide che e’ stufo di aspettare di scendere dalla macchina e che, fatti i conti, sarebbe bello cercare di dare un passaggio a uno sconosciuto, per esempio un motociclista. Piu’ o meno alla distanza ‘Oh cazzo!’ dal sottoscritto, automobilista spalanca la portiera completamente, forse per farmi salire. La dimensione standard della portiera Mercedes e’ esattamente 1/3 di corsia londinese. Ad un rapido calcolo mi rendo conto che tutti assieme io, il taxi alla mia sinistra e la portiera non ci passiamo.
Decido di spostare il taxi. Con una spallata.
La ragazza seduta dietro di me si ricorda che sua zia era Catwoman e salta giu’ dalla moto al volo. Il taxi, credendo che io voglia un passaggio, frena passando da 10km/h a 0, spegne l’insegna e accende il tassametro. Anche io freno, con il freno davanti, con il freno dietro... e con il ginocchio... contro la portiera Mercedes, larghezza standard.
Dopo 10 secondi di sorpresa generale in cui tutti mi fissano, il tassista mi chiede dove voglio andare. Io riesco a dire in un inglese comprensibile anche attraverso casco integrale ‘Datemi una mano che non riesco a tirare su la moto. Cazzo.’ I testimoni giureranno sia stata una forma di comunicazione telepatica con i due energumeni neri che sono scesi dalla Mercedes, i quali mi agguantano e spostano me e moto a lato della strada. Il tassista parcheggia e scende. Capisce che non voglio andare da nessuna parte e che non e’ il caso di mettersi a discutere per avergli grattato via col manubrio meta’ dalla pubblicita’ dei tampax che aveva sulla portiera. Anzi, sembra quasi contento. Io lo sarei. Brontola, risale e se ne va (se uno degli energumeni gli abbia puntato una pistola, non lo so)
Danni alla moto nulli. Leva frizione e specchietto da ri-regolare, ma niente piu’.
Mia amica si controlla sbucciatura sul gomito fatta la sera prima, causa sbronza da Vodka.
Io ci credo a stento, ma sono tutto intero... anche ginocchio non male...
Gli energumeni chiedono scusa 27 volte.
Io ed amica ripartiamo.
Destinazione: zona industriale di Londra
If I were fire, I'd burn up the world;
if I were storm, I'd raise a giant swell and drown it all…
Invece no... invece devo aspettare.
Buono. Io...
Non capisco... pensieri, dubbi e rabbia... fermo aspetto... l’inevitabile risultato, eppure non posso fare altro... io...
If only I could… if only… I would burn up the world, I’d drown it all…
If only I could
BEARUK guardando Sammy e con forte accento italiano: You know nothing!
Craig: Why is that?
BearUk: She never guesses the name of the band playing on the radio…
Sammy: They are all too old for me!
BearUk: You didn’t even know who Jimi Hendrix was!
Sammy: He is dead anyway!
BearUk: … so is Napoleon…
Sammy: Who?
The Kellino Castle sabato sera si e’ riunito ancora una volta... probabilmente l’ultima volta.
Kellino Castle e’ casa mia... mia e di altri
Sabato sera c’era festa nel Kellino Castle e, tra gli altri, c’erano un’israeliana, tre australiani, un’irlandese un mezzo scozzese e mezzo indiano ed io.
Kellino Castle e’ stato inaugurato 2 anni fa da cinque ragazzi che si erano conosciuti durante convivenze e viaggi tra Londra e Europa... e che hanno deciso di prendere casa assieme, come amici. Poi qualcuno e’ dovuto ripartire, per lavoro o per un’altro inizio altrove e cosi sono entrato io e quasi un anno dopo si e’ unito un mio amico, J. Questo J.
Sabato sera il Kellino Castle si e’ riunito, probabilmente per l’ultima volta... e c’e’ chi ha preso un volo da Tel Aviv per esserci.
Todd ed Angela se ne tornano in Australia... Tood ed Angela sono di quelle persone in cui ti inciampi solo in una citta’ come questa... la motivazione di Todd e’ stata che ha vissuto a Londra per 2 anni ormai e che negli ultimi 10 anni non si era mai fermato cosi a lungo nello stesso posto, tempo di ripartire. Lo stesso Todd che non si e’ mai dovuto mettere le scarpe per andare a scuola fino a che non ha cominciato il liceo!
Angela non e’ da meno... una volta le ho chiesto se fosse stata in Sud America – non molto - mi ha risposto – solo tre mesi in giro con lo zaino in spalla –
Angela e’ stata a Londra per 5 anni... originariamente doveva starci 3 settimane...
Li guardo mentre beviamo e chiacchieriamo tutti assieme seduti in giardino, illuminati da candele, in una serata che sa inaspettatamente d’estate... li guardo con gli occhi di chi non sa se vivere la vita cosi e’ genio o pazzia... con gli occhi di chi non riesce a non fare paragoni con la propria... con gli occhi di chi non riesce a capire, ma che di sicuro li invidia per come vedono e vivono la loro vita
Beviamo e ridiamo assieme, un ‘cheers’ dopo l’altro... quelli che se ne vanno salutano con un ‘See you soon’ che non ha una data di scadenza, qualcuno si da appuntamento a tra 6-7 mesi per un matrimonio a Gerusalemme... nessuno dice Goodbye.
La festa di addio vera e propria e’ tra due settimane, dopo un viaggetto itinerante in Italia, dalle Cinque Terre a Pompei, ma sabato era l’ultima sera di tutti gli inquilini presenti e passati del Kellino Castle.
Ultimo brindisi, che si gira pagina, domani arriva nuova coinquilina... e tra due settimane un’altra, un’inglese e una francese da poco arrivate in citta’... e quel giardino sara’ di nuovo punto di incontro tra bicchieri e riccioli di fumo tra vite completamente diverse trovatesi per caso al Kellino Castle.
In bocca al lupo ad Angela e Todd, see you soon... and welcome to the others
PS finire la serata, dopo considerevoli quantita’ di birra, in una sfida a colpi di ‘shots’ con uno scozzese, anche se mezzo sangue, per avergli detto ‘ I did drink you under the table more than once’ e’ il modo migliore per capire il termine regret
Un giorno parleremo e ti raccontero' di una luna in un pozzo, di un dito che la indica, di una pecora grigia e di un formaggio che odiava le pere. Di un sole che sognava una notte, di un sasso diventato morbido e di un uomo diventato ragazzo.
Ti raccontero' in un sogno e ti parlero' di un viaggio aspettando che torni da dove sei rimasta... accarezzero' la tua testa e le tue guancie lontane
Ti chiamero' perche' tu scenda in strada, seduti su un muretto ti raccontero senza dire una parola questo e tanto altro perdendomi nei tuoi occhi