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Tra vent'anni nn sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che nn avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

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martedì, 04 settembre 2007

Con i miei tempi

Poi alla fine, con i miei tempi, ma ci arrivo anche io...

Anche io, che fermo non ci  so stare, ogni tanto mi siedo, ogni tanto... magari mi accendo una sigaretta e nel tempo della prima boccata cerco di indirizzare i pensieri... di addomesticare la scimmia della mia mente che salta da un ramo all’altro, per rubare un’espressione, e puntarla in una direzione alla volta.

Tra i fondi di un caffè bevuto con un’amica che chiedeva consiglio, le ho spiegato il “do what I say, don’t do what I do”... perchè sono abbastanza bravo nell’osservare, ascoltare, rielaborare e descrivere un quadro, magari con una direzione da prendere... sbaglio raramente, soprattutto con gli altri... quando sono io la tavolozza da cui prendere i colori il quadro è spesso altrettanto accurato, ben descritto e facile da leggere. Razionale. Una buona analisi.

Poi, sempre razionalmente, lo prendo e lo metto in un cassetto... non lo butto... ma razionalmente decido di non seguirlo fino a quando non sarò pronto a tirarlo fuori... con i miei tempi, ma ci arrivo anche io...

Saranno tre settimane che guardo quanto costa il biglietto Londra - Rio e accarezzo l’idea di partire a novembre... sono 2 anni che non faccio un viaggio degno di tale nome... eppure non sono ancora pronto... non so bene che cosa mi trattiene. La verità è che ho un serio problema a “mollare”... come un cagnaccio, non riesco a lasciare l’osso, anzi, più l’osso è duro, più mi incattivisco e più tempo passo a morderlo... e questo vale praticamente per ogni cosa... e se finalmente posso dire che un osso comincia a non piacermi più (sempre con calma) mi rendo conto che il lavoro, se cosi si può chiamare, ancora mi coinvolge... ancora è una sfida personale e più è difficile, più è frustrante, più mi costringere a leggere e ad allenarmi, più ci sto sopra. Questa estate avrò fatto 10 giorni di vacanza in tutto... questo weekend sono passato dal lab sia sabato che domenica... e non devo rendere conto praticamente a nessuno... tranne che a me.

Da che io ricordi sono sempre stato cosi... esempi non mancano, specie all’università. E poi c’è ovviamente, l’onnipresente self-confidence, che è arroganza, solo con un’etichetta più accattivante, del pensare che a me un break non serve... che fino a che si gioca, io, dal campo non esco. Lo prenderò quel volo per il Brasile, ne sono quasi certo ormai... quasi pronto a tirare fuori il quadro dal cassetto... che poi alla fine, con i miei tempi, ma ci arrivo anche io...

Sono stato alla Isle of Wight con due amiche. Macchina noleggiata e campeggio per due giorni (perchè il lun era vacanza)... come al solito prima notte gran poco sonno, grazie al confortevole giaciglio e come al solito dormito come un bambino la seconda notte, quando la stanchezza è tale che dormiresti su un letto di bulloni.

Difficile raccontare a distanza com’è stata... difficile spiegare come mangiare un cartoccio di fish and chips in spiaggia (con annessa tazza di mushy peas) e con tanto di luna e rumore di onde, diventi la serata più bella... di come guardando nella stessa direzione, sia essa il mare o il soffitto di una tenda, sia più facile spogliarsi di qualche pezzo di armatura e appoggiarlo per terra per qualche minuto. Difficile da raccontare e da spiegare, specie dopo 10 giorni, ma facile da capire... perchè alla fine, paure, sogni e cicatrici, possono avere colori, forme e nomi diversi, ma in fondo sono gli stessi... e allora è inutile tentare di descriverli di nuovo qui, cercando di ricrearli e metterli in posa, ma avevo deciso che ne avrei parlato... e poi alla fine, con i miei tempi, ma ci arrivo anche io.

Colazione?

postato da: BEARUK alle ore settembre 04, 2007 01:47 | link | commenti (11)
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