Angeli e Diavoli e' finito... e BearUK si e' piazzato terzo nella classifica finale, tutto sommato non male.
E' stato un bel gioco e anche se ogni bel gioco dura poco, questo andava avanti da Novembre... resta comunque un bel gioco. E' stato divertente per un po' dover scrivere a comando, avere la scusa per lanciarsi in racconti e modi di esprimersi diversi dai soliti... soprattutto e' stato bello sedersi al computer la sera, dimenticare la TV, cercare la colonna sonora adatta, accendersi una sigaretta e cominciare a rovistare dentro se stessi... alla ricerca di stati d'animo, di "sospiri e sorrisi", smuovere le acque per farli salire a galla ancora una volta... questa volta a comando, per poi osservarli e dipingerli, fissarli con qualche rozzo colpo di colore su una tela che non esiste. Buttare quattro pennellate dei colori chiave e poi usarle come base per metterci attorno altro.
Ci sono sempre stato io nei racconti, sotto, dietro... c'ero io. Non so scrivere altrimenti. I colori erano i miei, magari mescolati assieme i prima con i poi, ma erano miei. Sempre.
E a dirla tutta sono anche stato soddisfatto di un paio di prove pubblicate, di come la tela qualche cosa suscitava a guardarla, guarda caso sono pure state le prove con i voti piu' bassi... ma tante'... non ha importanza. Bello e' stato fare finta di fare gli scrittori e bello e' stato conoscere un paio che scrittori lo sono quasi, o lo potrebbero essere, e un paio che hanno energia ed entusiasmo da smuovere mari e monti... complimenti a tutti loro.
Non resta altro che ringraziare tutti dai compagni di squadra agli avversari, dai giudici ai "lettori" che si sono sciroppati qualche bel 'mattoncino'... strette di mano, sorrisi e pacche sulle spalle.
Il gioco e' finito... e come a volerlo sottolineare, la mia connessione internet da casa e' morta il giorno dopo avermi concesso di postare l'ultima prova... era malata da tempo, ma ha tenuto duro fino alla fine.
E' stato un bel gioco.
E cosi arriva l'ultima prova di angeli e diavoli: ideazione di un altro "reality blog"
I 4 elementi

Selezione di 16 concorrenti sulla base di come si presentano, di come scrivono sul loro blog (riescono a suscitare qualcosa in chi legge) e della frequenza con cui scrivono
Selezione di almeno 4 giudici, sotto le vesti di ETERE (+ il sottoscritto ovviamente nella veste di giudice più alto ), possibilmente che abbiano già fatto qualche gioco simile in passato o comunque "navigati"
Prima prova: il tuo elemento.
Libertà assoluta di svolgimento. Sulla base dei voti ricevuti i migliori 4 salgono al rango di capitani. La loro squadra sarà dell'elemento di cui hanno parlato. Se più di uno dovesse scegliere lo stesso la priorità andrà a chi ha avuto punteggio più alto. I capitani, a partire da quello col punteggio più alto, dovranno scegliere gli altri 3 componenti della loro squadra.
Seconda prova: basandosi sui simboli

aria contro terra e fuoco contro acqua. Prova individuale, tema sempre legato ad elemento. Punteggio dato ai singoli. Squadre che perdono, capitano deve nominare chi verrà eliminato.
Terza prova: Fuoco contro terra e aria contro acqua. Tema cambia. Stesso sistema per eliminazioni
Quarta prova: prova di gruppo. Giocatori squadra che perde devono nominare chi verrà eliminato
Quinta prova: tema personale (amore, ricordo...). Terra si unisce ad acqua, fuoco ad aria. Sfida per i nuovi capitani. Il migliore delle 2 nuove squadre diventa capitano, i peggiori vanno in nomination (o vengono eliminati entrambi)
Difficile fare previsione di quanti giocatori siano rimasti nelle varie squadre a questo punto.
In linea di principio si prosegue con sfide a squadre, una possibilità che mi piacerebbe dare è che i capitani possano nominare chi prenderà parte alla sfida (invece che essere sempre tutta la squadra a partecipare)
Per le ultime prove le squadre lasciano posto a una sfida "tutti contro tutti" possibilmente con scontri diretti, cioè possibilità di sfidare direttamente qualcuno. I vincitori e i vinti si sfidano tra loro
Le tematiche delle prove saranno all'inizio legate chiaramente al "mondo dei 4 elementi" e di fantasia, per poi spostarsi sempe più sul personale (come in angeli e diavoli). In questa prospettiva le prove verranno valutate, soprattutto per la capacità di far "viaggiare" chi legge e per suscitare emozioni, lacrime o sorrisi. A seconda della bravura dei giocatori, potrebbero esserci prove che limitino il modo di esprimersi (es. rima, immagine, dialogo...)
Non credo prevederà sistema di voto "dal pubblico"... o al massimo via msg privato a me (quindi solo utenti di splinder), ma questo dipenderà da livello di partecipazione dei giudici e da quanti rimarranno fino alla fine.
Semifinale di Angeli e Diavoli
Anche questa volta viene chiesto di farmi un bagno nel fiume dei ricordi
Ricordo fa rima con ritorno... segno del tempo che passa quando tornare comincia ad avere un po’ del sapore dell’andare... tempo che passa, che è passato... perchè oggi è altrove, casa è altrove, ma adesso, ora, è qui. Perchè di tante case in cui ho vissuto e vivo, questa è l’unica che è sempre stata e, spero, sempre sarà.
Casa.
Un grande cancello di ferro battuto e un viale di pietra rosa tra chiome di alberi verdi introducono in un luogo sempre uguale eppure circondato da segni del tempo che indifferente passa.
Un cane ormai vecchio mi viene a prendere scodinzolando al cancello
Mentre gli accarezzo il muso sorrido sollevato perchè mi sento a casa... anche questa volta, mi sento a casa.
Camminiamo assieme lungo il vialetto, mi riempio gli occhi di mille sfumature di verde e di un cielo blu di bora. Lascio la sacca all’ingresso, prendo una mela entrando in cucina e comincio il solito veloce giro per la casa scortato dal cane. Il giro è in realtà solo una scusa, un rallentare l’arrivo alla destinazione... un assaporare l’aria e i passi prima di afferrare la maniglia ed entrare in quella bolla che è la mia stanza.
Qui proprio nulla è cambiato se non per la piccola pila di posta che ancora arriva a questo indirizzo e che mio padre accumula sulla mia scrivania.
L’aria è ferma, immobile... carte e foto sparse... qualche appunto a penna, sembra che qualcuno sia uscito lasciando tutto com’era e non sia più tornato.
Siedo sulla sedia che apparteneva a quel ragazzo cercando di ricordarmi com’era... ogni oggetto è un ricordo, ogni foto ha un sorriso... un pannello di sughero sul muro tiene inchiodati con tante puntine altrettanti ricordi che si coprono e sovrappongono... su un pezzo di carta strappato sta sopra tutti una frase scritta a mano che ormai non si legge più.
Resto per un po’ nell’ovatta di tanti ricordi diversi... aspetto che il mio animo si sciolga... sento i colpi di vento che scuotono il mio io presente... gli stati d’animo di quel ragazzo impregnati in ogni cosa colpiscono quello dell’uomo di oggi...una dolce tortura, un’introduzione per preparare al gran finale, senza fretta, assaporando ogni momento.
Conosco perfettamente il prossimo passo, in piedi sulla sedia, sopra lo scaffale più alto, una scatola da scarpe blu si nasconde da sguardi casuali.
La scatola da scarpe blu racchiude i ricordi che non possono essere ancora guardati. I ricordi che devono essere scacciati quando vengono alla mente, i ricordi che devono essere chiusi in una scatola e messi da parte. Di scatole da scarpe blu ne ho avute tante, cassetti nella mia testa ben chiusi... fisicamente ne ho una sola, nascosta al centro dei miei ricordi.
Tutti imparano ad avere una scatola da scarpe blu.
Tutti imparano che guardare in viso certi ricordi riempie l’aria di sospiri e lacrime, ricordi troppo tristi... o più spesso, ricordi troppo belli... ricordi che vanno messi via, chiusi in un angolo, fuori dalla vista perchè non rovinino il presente
Ogni tanto è bello andare a prendere la sedia, salirci sopra in piedi e andare ad afferrare la scatola. Tenerla in mano, coperta di polvere... la mia non è stata aperta da un pezzo.
A volte, specie all’inizio, viene voglia di sollevare il coperchio solo da un lato e sbirciarci dentro... per vedere che effetto fa... tante volte il coperchio viene richiuso di scatto prima di risalire sulla sedia con gli occhi lucidi e cacciare la scatola in un angolo ancora più fuori portata. Altre volte a forza di guardarci dentro il contenuto perde la sua forza, la scatola può essere aperta e i ricordi tolti possono prender il loro posto su scaffali, album di fotografie o semplici memorie.
Non questa volta
Sollevo il coperchio lentamente e lo appoggio sulla scrivania
Guardo dentro una tempesta di ricordi di sorrisi impiastricciati di lacrime e sospiri... e i un attimo la tempesta me la ritrovo dentro... tocco... foto, lettere, biglietti...
Sento il nodo in gola che si stringe inesorabile mentre prendo una pietra liscia... marrone, striata di verde, simbolo di una notte e di un amore adolescenziale, simbolo di sciocche promesse allora solenni. E’ ancora calda.
La poso per prendere un vecchio orologio da taschino fatto d’ottone, passato da padre in figlio nella mia famiglia, regalo di laurea ‘simbolo di una vita inseguendo ideali più che di beni materiali’... simbolo di una famiglia che, a modo suo, ha sempre cercato di starmi vicino pur insegnandomi ad andare lontano.
Tra tanti pezzi di carta, lettere, biglietti e foto non scattate trovo anche un ciondolo... per la precisione solo metà di un ciondolo, di quelli che si spezzano in due.
Un sole.
Perchè tale ero io... un punto fisso, il centro di gravità della vita mia e di qualcun altro. Assieme c’è la foto di lei vicino alla mia moto di allora... foto di una giornata come tante, assieme.
Gli occhi mi si bagnano mentre il nodo in gola chiude definitivamente la sua morsa, un singhiozzo fa cascare una lacrima sul ricordo di qualcosa che non ho più.
Ecco, la crosta adesso è rotta, l’animo per un momento si spezza e torno ad essere quel ragazzo per il tempo di un singhiozzo... tutto è più semplice... lascio vagare mente e cuore e mi lascio investire da quello che esce dalla scatola prima di rimettervi il coperchio e di posarla lentamente su uno scaffale. Penso a cosa è successo a quel ragazzo che ricordavo uguale a me e a cosa potrebbe essere quel ragazzo oggi, ma solo per il tempo che mi ci vuole per arrivare alla porta. Esco dalla stanza asciugandomi gli occhi con il dorso della mano.
Sono contento di avere quella scatola da scarpe blu
Sono pronto a ripartire
Il tempo
Se ne andava del suo passo, e non sai mai se è femo o sta correndo, nè vecchio nè giovane.
Ma la donna bella che gli passò accanto veloce gli fece intanto accelerare il cuore, e ciò è già strano, perchè si sa che il tempo è galantuomo, ma non che abbia un cuore.
Era una donna vestita del colore del fumo e del fulmine.
Fecero di corsa il giro del mondo 3 volte e non andarono in nessun posto, finchè non restò indietro e lei lo salutò correndo, perchè nn poteva fermarsi.
Il Tempo era triste e pareva piu’ vecchio di prima. Sulla sua strada incontrò uno più vecchio di lui, che sembrava camminasse e invece muoveva solo le gambe, con la testa sempre girata indietro, tanto che gli unici muscoli di quel corpo flaccido erano nel collo.
Per parlarci dovevi stargli dietro, ma i suoi occhi ti passavano oltre lo stesso, come se mirasse a qualcosa ancora piu’ in la’, nella Terra Introvabile.
Penso’ che era un tipo ben noioso, quasi da fargli rimpiangere la donna di fretta. Oddio! Bastava stargli vicino e quesi pensieri ti si ficcavano sottopelle: << avrei potuto avrei dovuto se avesi se fossi...>>
Gli bastò fare un balzo avanti - e un balzo non è cosa facile per il Tempo - e sparì. Sentì solo che diceva ancora: <<Assieme avremmo potuto...>>
Era stanco. Si sedette sulla riva di un fiume, la dove le acque si confondevano col mare e i colori restavano tuttavia diversi. Si preparò la pipa e sospirò.
L’aria era dolce e la sabbia tiepida sotto i suoi piedi nudi.
(Andrea Bocconi)
Decima prova di angeli Vs diavoli
Tutto sommato gli piaceva prendere il treno. O meglio, gli piaceva il viaggio in treno... e soprattutto gli piaceva viaggiarci di notte. Gli piacevano anche le stazioni dei treni di notte... le banchine dei binari, le luci dei lampioni... la calma, i dialoghi a mezza voce tra chi parte e chi resta e i silenzi di chi aspetta qualcuno che scenda dal treno. In qualche modo i saluti sui binari erano, almeno per lui, diversi da quelli in aeroporto o davanti a una macchina... più sottili, dettati da un orario preciso e da un saluto dall’altra parte del finestrino quando il treno comincia pigramente a muoversi. Più dolci.
Anche lui aveva avuto qualcuno che lo salutasse dall’altra parte del finestrino, qualcuno a cui voleva bene e che gli voleva bene... non più.
Sacca sulla spalla e sigaretta accesa, camminava lentamente su e giù sotto la luce gialla... guardava gli altri piccoli grappoli di persone sparpagliati sulle varie banchine.
“Chissà se sono più le persone che questo treno sta dividendo o quelle che sta unendo” pensò “ma c’e’ poi differenza?” scosse la testa sorridendo e pensando che era uno stupido
Il treno faceva una parte del vecchio percorso dell’Orient Express, da Zagabria a Ginevra... lo conosceva bene, lo aveva preso un sacco di volte da studente e tra tutti era quello che gli piaceva di più. Le carrozze erano spesso piuttosto vecchie e di diversi tipi... alcune con le scritte in croato, altre in tedesco, altre in italiano... una buona parte di esse era divisa a compartimenti da 6 persone, con i sedili arancioni o verdi, i porta pacchi di ottone e le copie di vecchie stampe di città incorniciate ed appese sopra i poggia testa. Le aveva sempre trovate curiose.
Salì sul treno e andò a cercarsi uno scompartimento che fosse il meno affollato possibile. Ne trovò uno vuoto e si sedette al solito posto: vicino al finestrino nella direzione di marcia, ma solo dopo aver dato un’occhiata alle stampe... Milano e Pisa... chissà chi le sceglieva.
Il treno cominciò a muoversi lentamente e fuori dal finestrino la stazione lasciò il posto alla sempre più buia campagna e al riflesso del suo viso sul vetro... ricordi tornavano alla mente portando un retrogusto di malinconia... si voltò per vedere a chi appartenesse l’altro riflesso appena apparso. Era un vecchietto distinto con cappello e soprabito, lo osservò mentre con cura piegava il soprabito prima di riporlo e di posarvi sopra il cappello. Si sedette nella fila opposta, sedile centrale – scelta abbastanza comune- pensò mentre si mise a cercare gli auricolari per non dover fare conversazione e tornare ad immergersi tra i ricordi
“Lei dove va questa sera?” chiese il vecchio “A Verona” rispose lui con fare distratto “Verona... bella città...” continuò il vecchio “Verona, distesa tra l’Adige e il piano, con meandri di strade smarrite che finiscono sempre al fiume, come l’ubriaco che s’imbatte sempre in un albero” sorrisero entrambi. Gli occhi dei vecchi avevano sempre avuto un fascino particolare... caldi, tristi... eppure forti... da bambini, ma che ne hanno viste tante, forse troppe
“Già... è una bella poesia... l’avevo già sentita da qualche parte...E lei invece? Lei dove va?” chiese lui “Oh... domanda interessante... non saprei, nel senso più stretto del termine probabilmente non vado da nessuna parte perchè non ho una meta da raggiungere” Il ragazzo lo guardò con aria un po’ perplessa e un po’ scettica e disse “Risposta curiosa... quindi cosa ci fa sul treno se non ha una meta? Si starà pure recando da qualche parte...”
“Soffro di insonnia” rispose il vecchio “ad una certa età è abbastanza comune e, a mio parere, inutile da combattere” il ragazzo lo fissava con aria corrucciata “vede” continuò lui “vivo vicino alla piccola stazione del paese... quando non ho sonno, esco e salgo sul treno... è un po’ come starsene in salotto, ma più interessante che guardare la televisione”
“Ma... come...” lo interruppe il ragazzo “ e va in un posto a caso?”
“In realtà non vado da nessuna parte... quando sono stanco o mi sono annoiato, scendo e prendo il primo treno nella direzione opposta. Ho sempre con me il libricino con gli orari di questa tratta e i treni non mancano. Per questo, in senso stretto, non vado da nessuna parte... pur essendo in movimento”
Il vecchio parlava lentamente, in modo posato... infondeva pace. “Vuole un tazza di the?” chiese aprendo il borsello che aveva appoggiato sul sedile affianco e tirandone fuori un termos. Il ragazzo non rispose alla domanda, ma come che non l’avesse sentita chiese “Ma... perchè? Che senso ha prendere un treno senza una meta... come può essere questo interessante?”
“Sono contento di aver portato una tazza in più questa sera” disse il vecchio porgendogli una piccola tazza di ceramica “il the nei bicchieri di plastica perde molto del suo significato... non trova?”. Il ragazzo la prese con entrambe le mani per non rischiare di farla cadere, dalla tazza si alzavano riccioli di vapore che sapevano di frutta e spezie. Ne bevettero entrambi un sorso in silenzio mentre il treno sferragliava a piena velocità tra campagna e paesotti. “Grazie” disse “è buono”
“Ne sono felice” rispose il vecchio “lei perchè va a Verona?”
“C’ho fatto l’università, ma poi me ne sono andato in giro per qualche anno a vedere qualche altro posto... solo che me ne ero innamorato e cosi, adesso che ho deciso di rientrare in Italia, provo a ricominciare da li, da dove ho lasciato”
“Più che un andare è un ritornare, quindi” “Diciamo di si” rispose il ragazzo
“Ma è un tornare a cosa? A Verona o a quello che Verona ha rappresentato?” chiese il vecchio “Da alcune cose non si può tornare...” aggiunse
“Vero” annuì il ragazzo “ direi che dalla maggior parte delle cose non si può tornare... o almeno non tornare pensando di ritrovarle uguali... Cambia chi viaggia ma cambia anche ciò che lascia” fece un lieve sospiro “non so come sarà essere a Verona di nuovo, ma ci voglio provare. Ma lei non ha risposto alle mie domande, non mi ha spiegato il perchè...”
“Il perchè” comincio il vecchio “perchè lei viaggia? Perchè va da un luogo all’altro? Perchè non è rimasto a Verona?” “Per vedere posti nuovi, per imparare” rispose il ragazzo “Quindi lei viaggia per raggiungere un luogo...” disse il vecchio
“Si, certo... per cos’altro?” rispose il ragazzo
Il vecchio fece un sorso di the e poi cominciò “Il mio viaggio, quello lungo e unico, ormai io l’ho quasi finito. E’ stato un viaggio lungo... duro e difficile a tratti, come quello di ognuno in fondo... ma un viaggio che sicuramente valeva la pena di fare e sono contento per come è stato. Anche io ho visto e vissuto in molti luoghi durante il mio viaggio... a volte ho avuto l’impressione che si potesse essere felici solo nel prossimo posto, o in quello che si è appena lasciato” sorrise “Non vi era molto tra la partenza e l’arrivo... eppure nasciamo per morire, questa è la partenza e questo è l’arrivo e se non ha importanza il viaggio che ci sta nel mezzo, cosa ne ha? Un giorno qualcuno mi disse che viaggiare ha senso solo se si torna con una qualche risposta nella valigia... aveva ragione. Ho imparato che il viaggio non si misura in chilometri, che il cammino in se può essere più importante della destinazione e soprattutto ho avuto la fortuna di dividere il mio cammino, o parti del mio viaggio, con persone speciali... lo hanno reso magico” fece una pausa. Al ragazzo che lo osservava attento sembrò si stesse commuovendo... bevette un altro sorso prima di riprendere “Persone con le quali il cammino è talmente bello che quando le strade si dividono si vorrebbe smettere di camminare... ma non sarebbe giusto”
“E’ per questo che esce di notte e sale su un treno? Per dividere parte del viaggio con qualcuno?” chiese il ragazzo
“Forse si... in fondo sono solo un povero vecchietto a cui piace viaggiare” sorrise “ e questo è per me il vero senso del viaggiare... c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare. C’è chi parte e viaggia e chi non parte e non viaggia... io cosi viaggio. Seneca diceva che per liberarsi della tristezza ‘il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi’ e credo avesse ragione.
Il mio viaggio è ormai al termine e da molto non lo divido più con nessuno... questi giri su un vecchio treno mi fanno dividere il viaggio con qualcuno... almeno per qualche ora. Divido i loro sospiri, i rimpianti per quello che hanno lasciato e le speranze che li mettono in viaggio... a tanti di loro mi verrebbe da dire che a volte ottenere ciò che si è sperato non è poi cosi bello come è stato correre con quella speranza... ma come si può dire una cosa cosi?” il ragazzo non rispose, stava fermo con la tazza, ormai vuota, tra le mani “Mi deve scusare” riprese il vecchio “di solito faccio parlare di più gli altri... ma qualcosa nei suoi occhi... non lo so... forse sto veramente diventando troppo vecchio e parlo solo perchè c’è qualcuno che mi ascolta” Il treno cominciò a rallentare, il vecchio si sporse in avanti per riprendere la tazza che il ragazzo gli porse in silenzio. Rimise via tutto, prese il soprabito e lo piegò sul braccio. Appena il treno si fermò, si alzò in piedi, indossò il cappello e disse “Mi ha fatto piacere parlare con lei, ma il mio viaggio è giunto al termine. Spero di non aver esagerato e le auguro che il suo animo possa fare la pace con il cielo sopra di lei” il ragazzo lo guardò senza dire una parola, come sentisse che il vecchio non aspettava una risposta. Uno strano nodo gli stringeva la gola mentre pensieri gli roteavano nella testa. Il vecchio scese dal treno e scomparve dalla luce dei lampioni. Mentre il treno stava ripartendo tra il turbinio di pensieri e parole che ancora affollavano la sua mente gli venne in mente una pagina del libro che stava finendo di leggere. Aprì la sacca, prese il libro e cominciò a sfogliarlo per ritrovarla
“Da un posto buio alla luce più accecante, là dove l’aria è molto più fredda e secca; da un silenzio ovattato al rumore, alle voci che si sovrappongono peggio che in un bazar. E poi la gente, rude al contatto anche quando vuole essere gentile, irrispettosa della solitudine a cui sei abituato. Perchè sono venuto qui? ti chiederai quando ti sculacceranno.
Il viaggio non nasce sotto grandi auspici. Forse è la prima volta che vieni, forse sei venuto molte volte, per motivi di studio: dovevi imparare ad essere ricco , povero, malato atleta, donna , uomo.
- Questo è il primo e ultimo viaggio che faccio - cosi ti sei detto ogni volta. Forse lo dice ogni persona che nasce. A volte uno ci riesce, diventa Buddha ed esce dal giro, e quella che sembrava essere la prima volta ne aveva invece molte dietro, ed era proprio l’ultima.
Invece la morte, la fine del viaggio, può essere solo l’inizio”
Richiuse il libro e guardò la sua immagine riflessa nel finestrino mentre il treno correva, non era più un ragazzo.
Nona prova di angeli e diavoli
I Pensieri, si sa, prediligono per lo più la sera… tendono ad affacciarsi all’aperto dopo che il sole è tramontato… a volte arrivano lentamente, uno per volta, altre ti travolgono uscendo tutti insieme magari scatenati da una telefonata, da un sapore… da una parola.
Assieme ai pensieri spesso viaggiano, più lenti ed ingombranti, gli stati d’animo… decisamente più statici dei pensieri sono capaci di restare a lungo, di resistere anche di giorno e di trascinare altri pensieri…
Di giorno i pensieri sono spesso cacciati in un angolo… sopraffatti da dialoghi e da impegni… I pensieri restano in disparte, ma ci sono… aspettano solo che il ritmo rallenti un po’… aspettano la sera, aspettano il tragitto verso casa, o la sigaretta dopo cena… quando non c’è nessuno con cui parlare e nulla da fare… allora escono.
Alcune sere sono tranquille… altre decisamente molto trafficate
Le mie sere a casa, in Italia, tendono ad essere abbastanza trafficate
Stati d’animo trascinano pensieri fuori a forza
Questo è un mio mondo… in una di quelle palle di cristallo con dentro la neve finta… solo senza la neve… pochi grandi sospiri e tante piccole gioie… cose inutili da elencare, perché troppe e troppo piccole, e cose quasi impossibili da spiegare, perché ognuno ha le sue.
Fuori la sera in terrazza, mi fumo una sigaretta dopo cena… la ‘sigaretta intelligente’… la più difficile da eliminare…
Ho sempre saputo dove volevo arrivare, ho sempre avuto una direzione in testa, magari non sempre la stessa, ma sempre una e direi che sono anche stato fortunato perché sono sempre arrivato dove ho voluto…bene, bravo.
Io lo sapevo cosa volevo fare da grande… forse lo so ancora… solo che nessuno mi aveva spiegato che non ti svegli ‘grande’ e che bisogna anche decidere cosa fare mentre si diventa grandi… nessuno ti chiede cosa farai mentre diventerai grande… e poi, dopo che si è diventati grandi? Cosa si fa dopo? Nessuno ti chiede nemmeno questo… perché? Non si fa più niente dopo?
Nel giardino della casa dove sono cresciuto c’è il mio albero… piantato alla mia nascita quando era poco più che un filo d’erba è ormai un vero e proprio albero che distende i suoi rami sul vialetto fino a toccare il pino marittimo. È grande
Qualche sera fa ero fuori con un ragazzo che conosco, era in città per qualche giorno dopo essersene tornato in Australia, era a Londra perché dall’Australia era andato in Nuova Zelanda, poi 3 settimane in Perù, da li Londra per un paio di giorni prime del volo per India, poi Cina, Giappone e infine Australia. Da solo. 34 anni… lui è grande?
Amy dopo l’università ha fatto un anno in giro per il mondo… poi PhD nel lab dove sono arrivato io e adesso pensa di andare per un paio di anni in Australia. Amy si sposa a marzo a 29 anni. Grande?
Qui c’è chi ha studiato legge o ingegneria o odontoiatria… o quant’altro, ha finito università e ha cominciato a lavorare… magari nella stessa città… magari convive. Grande?
C’è chi è sposato… e si è sposato anenache 22 anni… forse lei è grande
A Londra c’è chi ha finito il PhD e accetta di venire a fare il tecnico nel mio lab, perché nn saprebbe dove andare… o c’è chi ha fatto anche il primo post-doc e a Giugno non sa dove sarà
Qui c’è chi è uscito in corso da Biotecnologie con 110 e fa analisi alla Coca-Cola… per scelta
Qui e la ci sono io diventando grande… come tutti… e forse starò sempre diventando grande, ma grande non lo diventerò mai…
Una voce continua a dirmi che devo fare tutto… adesso, mentre sto diventando grande, perché poi… beh, poi sono grande e non si fa più nulla
Cosi dovrei viaggiare, vedere il mondo… finire il PhD e andare a vivere in Australia… solo per 1 o 2 anni, poi tornare, perché quando sarò grande vorrei essere in Italia… però devo anche ‘tirare’, avere successo, imparare e soprattutto fare tutto nel minor tempo possibile, correre. Pronto a lanciarmi nella mischia, gomitate per salire i gradini.
Chi ha ragione? Chi ha 34 anni e gira il mondo o chi ne ha 27, guadagna il triplo incatenato a un computer beccandosi un esaurimento nervoso? Ci sarà qualcuno che ha ragione…
Io non lo so… e nn so nemmeno se abbiamo veramente scelta o se ognuno è fatto per una strada diversa
Forse troverò la mia… forse diventerò grande e forse scoprirò che c’è anche altro dopo l’essere diventati grandi, per ora finisco la mia sigaretta… prima o poi smetterò… lascio che i pensieri si inseguano mentre li guardo passare. Presto verrà il momento di scegliere. Non ancora
Ottava prova di angeli e diavoli
Apri’ gli occhi e rimase abbagliato da bianco e luce ovunque, lentamente le stanche pupille si ridussero e con un certo disappunto si trovo’ a fissare il contro-soffitto bianco e le luci dei neon... e lentamente, ma inesorabilmente, inarrestabile anche il dolore torno’. Dolore diffuso, sordo, invadeva il suo corpo ormai stanco, non conosceva tregua ne riposo... ma ancora per poco, tra poco sarebbe finita... niente più lotta, se lo sentiva.
Ripensò a suo nonno e a sua zia, entrambi se ne erano andati quando lui era poco piu’ che una ragazzino a pochi anni l’uno dall’altra... entrambi una sera avevano detto di essere pronti, che era tempo per loro di andare, che li stavano aspettando... deliri da farmaci, ma nessuno dei due lo aveva mai detto prima e nessuno dei due aveva poi superato la notte. Lo sapevano, lo sentivano, avevano smesso di resistere, di combattere... stanchi.
Anche lui era stanco.
L’infermiera venne a cambiargli la flebo, lui la guardo’ e cerco’ di sorridere, ma era talmente debole che non fu nemmeno sicuro di esserci riuscito, lei gli sorrise comunque prima di lasciare la stanza.
Cercando di non pensare al dolore, giro’ la testa per guardare fuori, vide le montagne lontano, sagome di cartone su uno sfondo violaceo... cerco’ di riempirsi gli occhi di quella vista, ignorando il neon riflesso sul vetro e la figura di un vecchio su un letto di ospedale...
Si volto’ di nuovo, guardando fisso davanti, chiuse gli occhi e senti una lacrima rotolare sullo zigomo. Fece un sospiro, riapri lentamente gli occhi e disse con un filo di voce: Sono pronto.
Chiuse gli occhi... – E cosi ci siamo – disse una voce familiare, riapri’ gli occhi sorpreso e si trovo’ di fronte uno strano figuro... sconosciuto eppure rassicurante in uno spazio completamente vuoto. Ci mise un attimo a rendersi conto che non provava piu’ dolore e che , a quanto pareva, era in piedi.
- Quindi è cosi che è... ci siamo veramente – finì la frase li perché sentì un nodo stringersi in gola e non voleva che se ne accorgesse dalla sua voce
- E’ come ognuno se lo immagina direi... ci siamo quasi, non del tutto... il nodo in gola e i tuoi occhi lucidi lo stanno a testimoniare – fece una pausa – il distacco dalla natura umana non e’ facile, nemmeno per chi, come te, non sta partendo, ma di fatto, tornando a casa. –
Memorie antiche riaffiorarono lentamente nella sua mente, ricordi di un altro mondo, ricordi senza tempo... immagini, e poi una frase “Visto che tanto sembri desiderare il mondo degli uomini, per 100 anni camminerai tra loro come uno di loro, ignorando chi sei veramente. Gioirai e soffrirai come tanto sembri volere, e quando sarà giunta l’ora, ti sarà concesso di portare con te un ricordo, uno solo.”
Guardò la figura che gli stava di fronte, la quale imperturbabile disse – Raccontami il tuo ricordo. Tutto cio’ che mi racconterai, che descriverai e citerai, restera’ con te, tutto il resto andra’ perso.-
Chiuse gli occhi, per un attimo rimase sorpreso di quanto fosse calmo, probabilmente primi segni della sua natura angelica che cominciavano a tornare. Il suo cuore non ebbe dubbi e trovo’ subito un ricordo che valesse la pena portarsi dietro.
Fece un respiro profondo e, sempre ad occhi chiusi, comincio’ a raccontare quello che vedeva e sentiva ripescando in tanti anni passati.
- Scendo le scale saltellando, sono nella casa che i miei hanno al mare. A piedi scalzi sento il liscio freddo del marmo delle scale, arrivo al pian terreno, cammino sul pavimento di pietra nera, lo sento freddo e liscio, ma sento anche la sabbia che inevitabilmente ci si tira sempre dietro. Un temporale e’ passato da poco. Tutto un lato del soggiorno e’ costituito da porte-finestre che adesso sono aperte e lasciano entrare la luce del sole che e’ riapparso, e l’aria che e’ un miscuglio di profumi di pino marittimo e di pece, di salsedine del mare e di asfalto bagnato. La maglietta ‘tira’ un po’ sulla pelle salata per il bagno fatto la mattina. Mi affaccio dalla porta, guardo il cielo blu e bianco tra i pini... luccica, appena lavato. La casa e’ su una specie di collinetta, un’antichissima duna della spiaggia. Esco scalzo e corro giu’ in strada, sento l’erba bagnata e gli aghi di pino che pungono sotto i piedi, sento il profumo della corteccia di ogni albero che sfioro.
In strada c’e’ lei che mi aspetta. Occhiali da sole fume’, maglietta e pareo. Bellissima come sempre. Mi sorride. E’ arrivata da qualche giorno...
Ci conosciamo solo da qualche mese, e’ piovuta nella mia vita per puro caso. Probabilmente in un posto sbagliato, sicuramente in un momento sbagliato.
Andiamo assieme verso la spiaggia, sul lungo mare il vento continua a soffiare, le agita i capelli sul viso, mentre il suo sguardo fermo e’ su di me.
Sento la sabbia umida e ruvida sotto i piedi, l’acqua calda che ogni tanto mi bagna le caviglie e il rumore costante, respiro ritmico del mare, delle piccole onde che si infrangono sulla battigia. Non ricordo di cosa parliamo, non ha molta importanza, ricordo che compriamo un gelato, ricordo che ci sediamo sugli scalini che portano alla spiaggia, ricordo il sapore della vaniglia del gelato che si scioglie in bocca, ricordo il leggero ‘picchiettare’ della maglietta sulla pelle per il vento. Ricordo il mare, bellissimo blu e verde, ricordo il faro stagliarsi immobile e impassibile, ricordo i nuvoloni lividi che si allontanano e il sole che va e viene, ricordo le bianche vele delle barche che sono fuori...

Ricordo quel bacio... freddo di gelato, salato di salsedine, dolce... ricordo il calore sulle guance, ricordo le labbra morbide... e ricordo il suo sguardo dopo, tra zigomi rossi e capelli.
Lei aveva un compagno, una storia da anni, probabilmente un amore. Storia banale e straordinaria. Io stavo per ripartire. Non sarebbe dovuto succedere, non ci saremmo dovuti incontrare, non saremmo dovuti arrivare li. Eppure entrambi eravamo felici di averlo fatto. Avremmo pagato... avevamo reso tutto piu’ difficile. Ma sono sempre stato convinto ne valesse la pena. Abbozziamo un dialogo basato su ‘se’ e su ‘ma’... non credendoci veramente, per qualche minuto ci dimentichiamo di tutto, siamo soli io e lei, seduti davanti al mare ci accarezziamo le mani.
Squilla il cellulare, mi guarda... deve andare. L’accompagno alla macchina. Apre la portiera, si volta verso di me, un mezzo sorriso, un bacio, un bacio solo. La accarezzo il viso. Sorriso ed è andata.
Torno verso il mare, il vento è completamente cessato. Mi fermo a guardare il mare che si va calmando. Mi tolgo la maglietta ed entro in acqua... mi immergo e nuoto fino alle boe... sono da solo al largo, vedo il sole arrossire mentre scende. Sorrido sospirando mentre il nodo in gola si stringe.
Riaprì gli occhi – Questo è il mio ricordo, queste sono le sensazioni... vista, tatto, olfatto gusto e udito che voglio portare con me... che mi stringono il cuore... tu non sai cosa siano... io non sapevo cosa fossero... imperturbabile tu, come lo sono stato io... e come tornerò ad essere –
- Così sia. – disse – Una sola domanda: cosa è successo alla ragazza? –
- L’ho rivista un altro paio di volte negli anni a seguire... ma non fu più la stessa cosa –
Chiuse gli occhi, gli riaprì... per un attimo il dolore torno fortissimo, il contro-soffitto sfuocò.
Chiuse gli occhi per l’ultima volta.
Non saprai mai se un ricordo è qualcosa che hai o che hai perso per sempre
Jan Luc Godard
“Stasera seratona!” ... mi sfrego le mani sotto la doccia mentre mi insapono, ovviamente nn c’e’ realmente una doccia e non c’e’ realmente un sapone, ma le cose vanno cosi quassu’ e “realmente” e’ di per se un termine che nn ha poi molto senso da queste parti...
Mi lego l’asciugamano in vita prima di saltare fuori dalla doccia – non credo mi abituero’ mai alla mancanza di pareti ... anche se pero’ ha i suoi vantaggi, per esempio lo specchio nn si appanna – ‘sistemata’ veloce ai capelli, sottanone, soliti benedetti calzari – che il Signore gli abbia in gloria – che ci metto sempre una vita ad allacciarmeli con tutti questi intrecci, e via, sono fuori.
Stasera si esce, si va a fare un po’ di bisboccia, giu di sotto... anche perche’ qui con ‘sta luce eterna, nn e’ che le feste vengano proprio benissimo, manca un po’ l’atmosfera... per carita’ si sta anche bene, ma in quanto a divertimento...
Beh, comunque, stasera si va d’abasso, e c’e pure la scusa del carnevale cosi nn dobbiamo nemmeno preoccuparci piu’ di tanto di come vestirci.
Arrivo al luogo dell’appuntamento... credo... non e’ che i punti di riferimento proprio abbondino... - Tanto per cambiare, S. Benedetto nn c’e’ ancora... ma forse questa volta sono le ragazze che si fanno aspettare...- Stasera che Pellegrino c’ha dato buca, si dovrebbero unire al gruppo Maria Egiziaca, bel tipetto sgaio, e Germana che non e’ proprio da buttare... - Sperando che Benedetto sia ruscito a evitare di doversi portare dietro anche Madre Teresa, che e’ tanto una cara persona, ma non e’ esattamente una scalmanata. –
Eccoli, finalmente... – evvai, niente Teresa! ammazza Egizi, stasera e’ buona come il pane – saluti di rito, bacio bacino, “Come state? Tutti bene? Pronti per la serata? A proposito, Benni, dove si va?”
“Andiamo di sotto, zona Londra... conosco un posto simpatico...”
La scelta di Londra si rivela subito piuttosto azzeccata, nessuno sembra fare troppo caso a 4 scoppiati vestiti piu’ o meno palesemente da angeli, carnevale non e’ molto sentito da queste parti, ma di balordi e’ sempre pieno e nessuno ci fa caso... Fatta eccezzione per Egiziaca, actually, che non passa di certo inosservata...
La strada e’ piuttosto trafficata, un sacco di macchine... – devo dire che fa anche freschino... sara’ che il sottanone lascia lo ‘scantinato’ areato.... pero’... – costeggiamo il muro di una casa e giriamo in una vietta laterale “Benni, quanto ci vuole ancora?”
“Ci siamo, e’ quello li davanti”
Mi scappa un sorriso... era ovvio...
C’e’ un sacco di gente, questo postaccio e’ sempre pieno... per fortuna che il butta fuori conosce Benni, ci fa un cenno, entriamo dalla porta sul lato... Benni vive, ehm, adora queste cose, ‘gestire’ come dice lui, e ancora di piu’ adora lo sguardo delle ragazze che sono con lui... Germana lo guarda con ‘sti occhi da anatra tutta in ammirazione... sorriso, pacca sulla spalla al butta fuori e siamo dentro.
Saliamo le scale e arriviamo nella stanza principale, vago odore di calzini, moquette anni ’70 da tutte le parti, colonne comprese, ‘pista da ballo’ appicicaticcia, per terra solito lago di birra... un sacco di gente... di tutti i tipi... Benni si fionda al bancone, mentre le ragazze si guardano in giro e cominciano a muoversi al ritmo di ‘Holding out for a hero’ di Bonnie Tyler... il cheesy e’ assolutamente di casa qui... vedo Benni che cerca di farsi largo tra una ressa di gente cercando di non rovesciare i 4 drink, ha un sorriso stampato sulla faccia. Arriva , ci appioppa i bicchieri in mano e dice “Guarda un po’ chi ho beccato?” dietro di lui appare Pietro che saluta tutti con un’espressione tutta allegra “Hai finito la punizione?” gli chiedo “Si, si...” fa lui “ fatto un mazzo della Ma.... , ehm, MI ha fatto un cazziatone considerevole, sono dovuto stare buono per un po’, ma adesso posso uscire di nuovo”
“Beh, immagino... ma poi, ‘sta chiave, dove diavolo l’avevi mollata?”
“Ma lo sai come sono queste sottanone... niente tasche, sempre con ‘sta chiave in mano... l’ho appoggiata quando sono andato in bagno... e me ne sono semplicemente dimenticato... cmque non succedera’ piu’, trovato soluzione” e tutto orgoglioso tira fuori la catenina che porta al collo con attaccata la chiave... Gli sorrido, alla fine e’ un buon ragazzo... un po’ con la testa tra le nuvole, ma buono.
Mentre stiamo parlando le ragazze prendono Benni e vanno verso la pista, Pietro fa “Non male l’ Egiziaca eh?” annuisco in silenzio ammirando un fondo-schiena paradisiaco che si allontana... Pietro continua “C’e’ anche Gabriele qui da qualche parte, sono venuto con lui... un po’ brillo, speriamo nn stia facendo qualche casino... prima voleva tirare fuori la sua spada infuocata per fare colpo su un’Irlandese, per fortuna che lei ha pensato che fosse una metafora per qualcos’altro e ha girato i tacchi... nn prima di avergli mollato una pizza” a momenti mi strozzo con la birra “c’e’ rimasto malissimo” scoppiamo entrambi a ridere.
“Vado a fare un giro a vedere se lo trovo e poi in pista, vieni?”
“Non ancora, finisco di bere, vi raggiungo dopo” e’ la mia risposta, Pietro se ne va, resto a guardare questo ammasso di gente, di corpi sudati e semi nudi che si muove piu’ o meno a tempo... mi attacco una cicca – ehi, aspetta, la conosco questa sensazione – “Che postaccio...” sento dire dire da dietro di me, mi volto gia’ sapendo chi trovero’

“Blossom... vestita per una volta.... anche tu in questo carnaio?”
“Ovvio” risponde lei “gente... caldo, birra... pelle scoperta, appettiti... pero’ resta un post’emmerda”
“Ah pero’... non sapevo avessi studiato anche francese...”
“Simpatico” risponde lei “ma dimmi che non e’ vero! Era molto meglio quando in questo stesso posto c’era la foresta e corpi semi-nudi danzavano davanti a grandi falo”
“E trombavano tutti come conigli, per puro istinto animale” aggiungo io
“Beh, pensi che adesso sia diverso? Secondo te i due che sono adesso in cesso tra vomito e quant’altro, stanno facendo l’AMORE?” e mentre si sta mettendo a ridere “e’ sempre la stessa storia!” dice mollandomi una manata sul sedere, e io, mostrando che sono un angelo tutto d’un pezzo, che nn si scompone facilmente, mi tiro addosso meta’ del drink... penso ad imprecare...
Blossom sorride scuotendo la testa “Tanto lo so che orso non sei, dai andiamo che te ne prendo un altro”
La serata passa cosi, tra discorsi su amore e sesso,pura passione e cieca purezza, qualche sigaretta e qualche drink di troppo, guardando qualche imbecille in pista, facendo gli imbecilli in pista, fermando Blossom che, facendo finta di nulla, cerca di togliere la chiave a Pietro completamente ignaro di tutto, tanto per cambiare... Guardando Gabriele che cerca di fare lo splendido con Egiziaca e Germana che fa gli occhi da triglia a Benedetto... che beve come un pesce, tanto per cambiare... togliendomi di tanto in tanto i mozziconi di sigaretta e qualche cannuccia che mi si infilano tra le dita e i calzari, tanto per cambiare...
Una bella serata alla fine, e domani cerchio alla testa assicurato.
Quinta prova di A&D... si deve parlare d'amore... ora, ma dico io, proprio d'amore?
... mi ero gia' giocato la carta romanticismo qualche prova fa... e poi lo sanno tutti che nn sono molto bravo in queste cose...
Cmque... qui c'e' la prova... siccome il compito diceva che dovevo raccontarla, ho pensato bene di capovolgere le cose ancora una volta, rimescolare le carte... e quindi anche questa volta la storia non la racconto io, ma qualcun'altro che parla con me (e chi mi conosce dovrebbe intravedermi) del mio innamoramento... spero si riesca a seguire... buona lettura
Era in piedi su una panchina con in mano una boccetta di liquido per fare le bolle di sapone... aveva un’espressione di pace, di tranquillita’... un sorriso, un soffio... bolle, bolle di tutte le dimensioni... bolle lucenti vengono soffiate via, passano sotto il naso di bambini che cercano di prenderle, di averle... volano nel vento e passano davanti ad adulti che sfrecciano di fretta, gente indaffarata che nn ha tempo... volano via, salgono prese da un improvviso colpo di vento... riempiono la piazza...
Fece ancora un soffio di bolle, poi, mentre stava abbassando lo sguardo lo vide venire verso di lui... fece una specie di leggero sorriso, forse un piccolo ghigno. Chiuse la boccetta, la passo’ a un ragazzino vicino che la prese come fosse il regalo piu’ bello del mondo, scese dalla panchina e gli si fece incontro.
Arrivarono l’uno di fronte all’altro, sorrisero guardandosi in silenzio.
Fece un cenno col capo e sempre in silenzio si avviarono per la viuzza che portava verso la scogliera, era una bella giornata d’inverno... il cielo era di un blu cristallino... dipinto da qualcuno dei bambini di prima... il vento si infilava nello stretto passaggio tra le case di pietra e portava il profumo pungente del mare.
Arrivarono sulla ‘terrazza’ sopra gli scogli e si appoggiarono con le braccia sulla ringhiera e lo sguardo rivolto verso il mare.
‘Mi e’ sempre piaciuto' disse, rompendo il silenzio, 'vengo a salutare il mare ogni giorno... mare d’inverno: grigio striato di verde e di nero... increspato di bianco... sbatte sugli scogli e si distende sulla spiaggia...’
‘E’ bello rivederti... come stai?’
‘Sto bene... come sempre...’ rispose lui facendo un leggero sorriso ‘che cosa ti porta da queste parti?’
Sorrisi... i convenevoli non erano mai stati il nostro forte... come forse non lo sono tra nessun vero amico.
‘A breve mi devo incontrare con il Capo... diciamo domani, dobbiamo parlare di un po’ di cose e ci sono buone possibilita’ che tu sia uno degli argomenti dell’incontro’
Si volto’ per guardarmi, lentamente, con uno sguardo interrogativo, ma tranquillo ‘Ah si? E come mai?’ chiese.
‘Lo sai bene, si continua a parlare di te... e anche questo a Lui non fa molto piacere... a mio parere sarebbe meglio per tutti se tu rientrassi...’
Torno’ a voltarsi verso il mare senza dire nulla, ripresi a parlare: ‘ e’ chiaro che Lui ti voglia ancora bene ed e’ altrettanto chiaro che questa situazione nn fa stare bene nemmeno lui... Tu ti penti, Lui ti perdona e tutto torna come prima.’ continuai ‘Quando Lo incontrero’, posso tastare il terreno e magari suggerirGli una soluzione di questo tipo... ma prima devo sapere cosa ne pensi tu’.
Lo guardai mentre tiro’ fuori il pacchetto di sigarette dalla giacca, ne prese una tutta storta e cerco’ di accendersela, ma il vento spegneva la fiamma dell’accendino... mi guardo’ alzando il sopracciglio, guardai l’estremita’ della sigaretta, la sigaretta si accese...
‘Grazie’ disse, tirando la prima boccata ‘alcune cose mi mancano un po’ disse sorridendo ‘E lei come sta’?’ chiese
‘Per favore...’dissi abbassando la testa...
‘Lei come sta?’ insistette
‘Sta bene...’
‘E il suo lui?’
‘Sta bene, sta bene anche lui, stanno tutti bene...’
‘Ne sono felice’ disse prima di fare un’altra boccata
‘Sei felice... No, no che non sei felice... e poi perche’ continui a farti questo... perche’ mi chiedi ancora di lei?’
‘Perche’ l’amavo... perche’ forse la amo ancora... o forse ne amo il ricordo...’
‘ E questo “amarla” a cosa ti ha portato? Eri forte, alto e antico, rispettato... forse temuto... e adesso?’ ‘ A che scopo? A quale pro?’
Si volto’ verso di me, ancora una volta con calma, i suoi occhi... i suoi occhi erano... calmi, profondi... pace con un leggero velo di tristezza... nn riuscivo a leggerlo, era come fosse ancora un angelo... almeno in parte...
‘Tu non capisci proprio vero?’ disse ‘Io sono vecchio quanto questo mondo, l’ho sempre guardato... da lontano e da vicino da molto prima che arrivassi tu e tanti dei tuoi compari... da prima che l’uomo vi posasse piede’ fece un’altra boccata ‘Con gli uomini ho camminato fin dagli inizi... li ho ascoltati, li ho aiutati... li ho anche puniti...’
‘Si, ma questo cosa centra?’
‘Centra, perche’ giorno dopo giorno mi ci sono attaccato sempre di piu’... ho cominciato a camminare tra di loro... ho cominciato a farmi vedere da loro in una forma che potessero comprendere....’ ‘Ero stufo di stare dietro, o sopra, le quinte... ero con loro quando piangevano e quando ridevano... ma non potevo piangere o ridere con loro’
‘Ma questo continua a non avere nulla a che fare con lei...’ dissi io
‘Si che ce l’ha! ... perche’ questo cambiamento era gia’ cominciato quando l’ho incontrata... Semplicemente lei ha dato la ‘spallata’ finale... di lei volevo prendermi cura, con lei volevo piangere e ridere... io volevo piangere e ridere ASSIEME a lei...’ disse voltandosi verso il mare
‘Gia, piangere... almeno fossi con lei adesso... a che scopo?? Rinunciare a tutto per qualche giorno di gioia e tanti di lacrime?’
‘Te l’ho detto... tu nn puoi capire... rinunciare a cosa? Ad essere sopra ogni cosa? A non essere toccato da nulla? E questo sarebbe un premio... o e’ una condanna?’ disse ‘Li hai visti quei bambini prima? Hai visto la gioia nei loro occhi sgranati guardando le bolle di sapone? Quanto dura una bolla di sapone? A che scopo fare bolle di spone?’
‘Appunto, dissi io ‘nn ha senso... nn durano.. fanno felici solo i bambini e solo per poco... creature semplici...’
Scosse la testa ‘Hanno senso proprio perche’ li rendono felici... perche’ la bolla non dura, ma li fa gioire... e fa sorridere anche gli adulti, seri e indaffarati... una bolla di sapone strappa sempre un sorriso...’ ‘L’amore non dura... come non dura una bolla... ma scalda... ti porta altissimo e poi ti butta giu di sotto... ti fa tremare e ti fa sentire imbattibile... ti fa ridere e ti fa piangere’
‘ E allora’ esclamai io ‘ vale la pena perdere tutto per piangere?’
‘Non lo so se ne vale la pena... so che io non ho avuto scelta... so che rifarei tutto, sapevo che non sarebbe durato... niente degli uomini dura... io ho lasciato quello che avevo, e che avevo avuto per troppo a lungo, per avere qualcosa di bellissimo ed effimero... una fiammata... caldissima e abbagliante...’ ‘ E anche quando si spegne, quando finisce... nn sara’ mai piu’ come era prima... il ricordo di lei... di risa e pianti assieme sra’ sempre con me’
‘Ma perche’ non le hai spiegato cosa eri e a cosa avevi rinunciato? Forse avrebbe capito... forse ti amerebbe ancora...’
‘Perche’ era giusto cosi’... perche’ era una mia scelta e di nessun altro... perche’ “Ti amo” e’ oggi... e non si puo’ fare nulla per inchiodarlo qui anche domani...’
Rimanemmo in silenzio a guardare il mare...
‘Cosa vuoi che Gli dica?’ chiesi
‘Nulla... non sono pronto a tornare e non so, se e quando lo saro...'
Fece rotolare lentamente il mozzicone della sigaretta tra pollice e medio e lo fece volare via con un colpo secco delle dita... segui’ la brace roteare in aria fino a quando cadde per terra spegnendosi... si volto’... era da solo...
Sorrise, si mise le mani in tasca e si avvio’ verso il paese.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita”…
Codesto, si, mi garba come inizio,
cogitava il poeta in gita
andando a svolger l’odiern offizio
ma, vagando tra volta e manca,
fini’ confuso dinanzi ad un tizio
maglietta stretta ed aria stanca
occhiali in viso e capelli dritti...
“Chi sei tu, se favella non ti manca?”
Chiese il poeta tra dubbi suoi fitti
“Tom, son io, e guida son a farti
per breve cammino tra miei coscritti,
cosi che io possa di noi parlarti”
Disse il ragazzo dinanzi lui stando
“Donde siamo noi, devo domandarti”
Fece dunque il poeta sussultando
“Non e’ questo paradiso ne’ inferno,
este mura un limbo van celando.
Vieni meco nel di suo interno,
piu’ chiaro il tutto sara’ guardando.”
Ivi movendo nel ventre suo materno
mentre si stava ormai entrando
destai lo sguardo, di avorio bianco
torre cui soglia si stava varcando.
Non verso le stelle prendemmo lo fianco
bensi’, lo buio, decisi puntammo
scenden’ scale fino quasi esser stanco
In un androne infine giungemmo
ove bizzarre creature in branco
di fronte al caffe’ strani guardammo
“Chi son dunque loro, cinti di bianco?”
“Loro furon si’ matti da restar studiando,
ora son qui con il loro inceder stanco
e bevon caffe’ mentre si van celando.
Loro seguiron virtute e canoscenza
ma ora tesisti li stanno cercando
se non professori, nomi di scienza,
sempre lor pronti con qualche comando
a spinger codesti verso demenza.
Dopo laurea qui restan sostando
son dottorandi oppure borsisti,
loro son qui che stanno aspettando
che fato si sbrighi a renderli tristi.
Facile era al tempo restare
prender la scelta con meno imprevisti,
ora nel limbo, si trovan a stare!
Muoviamo oltre, che tu possa scoprire
dove siam noi soliti stare
prima dell’ora tua di ripartire.”
“Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”
parole stavano ad ammonire
sopra la porta ad altezza testate
Sotto luce di neon passo la soglia,
giusto la voce che dice “Scappate!”
Da ogni anfratto esce marmaglia
lo spazio angusto e’ pien di lucine,
son tutti su Tom come fosser ‘na maglia
tutti tesisti con lor “domandine”...
Su’ la sottana, fuggo veloce
spazio piccolo, sembriam sardine
lab non pensavo esser si feroce...
Mai pago’, foco portare all’omo!
Terzo compito... c'e' un pezzetto di me anche qui anche se e' difficile da credere...
Aprì gli occhi... e si trovò a fissare il soffitto... era buio, ma dalla finestra filtrava qualche raggio di una luna che colorava d’argento la stanza... un respiro profondo al suo fianco lo fece voltare... un viso addormentato, un occhio chiuso incorniciato tra i capelli e il cuscino, le morbide labbra chiuse...
Gli mancò il respiro... era l’immagine in bianco e nero della dolcezza...
Avrebbe potuto passare ore ad osservarla... fragile e bellissima... aveva paura di svegliarla ma nn potè resistere al desiderio di accarezzarle il viso, appoggiò la mano sul piumone che le copriva le spalle e la sfiorò con un tocco leggero delle dita spostandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio per poi scendere lungo la guancia fino al collo...
Avesse potuto fermare il tempo, restare li a guardarla ed accarezzarla per sempre, vegliare sui suoi sogni, essere il suo angelo... già... quante volte lei lo aveva chiamato cosi, quante volte si erano augurati la buona notte per telefono... ‘Buone nanne, ci vediamo nel dormiveglia... tra pensieri e sogni... veglio io su di te’
Un nodo gli si strinse in gola , fece un respiro profondo, chiuse gli occhi e sentì una lacrima rotolare sullo zigomo e scendere tra la guancia e il cuscino...
Pensò che voleva veramente essere il suo angelo, che voleva seguirla, proteggerla, passo dopo passo... farla sentire al sicuro... avrebbe voluto tenerla tra le sue braccia, racchiusa tra le sue mani ...perchè era la cosa più bella che avesse e la cosa che più lo spaventava
Era stata una bella serata.... per una volta niente fretta, era passato a prenderla, erano andati fuori a cena... lei era bellissima, come sempre, quattro passi lungo il fiume... una citta’ magica... il solo ricordo del suo sorriso seduta sul muretto gli faceva venire i brividi...
Domani se ne sarebbe andato... ancora una volta, un altro aereo, un’altra città... lontano, perchè fermo ancora nn riusciva a stare, nuove sfide, nuovi stimoli... ma ogni volta la stessa paura... paura che le cose cambiassero, che al ritorno nn fossero più le stesse... perchè aveva imparato che i ‘Ti amo’ valgono solo per il tempo che ci vuole per dirli...
- Già -... pensò - il suo angelo – era come l’avesse conosciuta da sempre, da sempre l’aveva guardata... da sempre aveva vegliato su di lei... dall’alto, da lontano, aspettando... nn sapeva come sarebbe stata... sapeva solo che l’avrebbe riconosciuta, che il guscio e la corazza cresciuti attorno a lui dopo tanto tempo e tanta rabbia si sarebbero sciolti, lei avrebbe avuto la chiave per arrivargli vicino... e cosi era stato... di colpo lui che di solito spaventava, metteva in soggezione, si era trovato nudo ed indifeso...
La gioia di averla trovata e il terrore di poterla perdere, di dover tornare fuori... al freddo... di doversi rivestire...
Senti’ scendere un’altra lacrima
Riaprì gli occhi... c’era ancora... riprese ad accarezzarle il viso e i contorni della bocca...
Lei aprì gli occhi lentamente, lo guardò come nn lo avesse visto per un anno... il tempo smise di correre, per un attimo la luna e le stelle tutte si voltarono a guardarla... si avvicinò, poso’ la testa sulla spalla e il braccio sul suo ventre... lui riprese ad accarezzarle la fronte e i capelli dicendo a bassa voce -Dormi, veglio io su di te- lei accenno’ un sorriso e lo strinse a se
Il clacson di una macchina lo strappò riportandolo di botto sulla strada illuminata dalle luci di Natale...
– Stasera fa freddo - ... si alzò il bavero della giacca e si accese una sigaretta – Già.... un angelo... – disse ad alta voce... – sarebbe bello - fece un sospiro...
Senti’ rabbia salire, per il letto che sarebbe stato vuoto, per quel viso che nn esisteva, per quel nodo in gola e per quella lacrima che nn era scesa...
Si cacciò una mano in tasca e affrettò il passo
- Fa freddo stasera -