E' solo quando hai un postumo di una certa taratura che ti rendi conto di quante volte, nel mondo della ricerca, sei costretto a piegarti in avanti... (un po' in tutti i sensi)
Oggi sembra che quello che mi serve sia sempre nel cassetto piu' in basso, che ci sia sempre bisogno di abbassarsi per vedere il livello delle soluzioni, che i tappi delle bottiglie dal laboratorio siano sempre sul pavimento... e riconquistare la posizione eretta una volta sa di sambuca, una volta di vodka e una volta semplicemente di alcool.
Pero' oggi sono stato il primo a fare la mia comparsa in lab!
Esiste uno standard internazionale per l’altezza delle maniglie montate su cassetti e armadietti da laboratorio: il mio ginocchio.
Quando ero all’universita’ e facevamo le esercitazioni di laboratorio, saresti stato in grado di capire quali laboratori avevo frequentato andando a controllare lo stato delle chiavi di cassetti ed armadietti di laboratorio. Se la maggior parte sono spezzate, significa che ho frequentato quel laboratorio. In fondo mi piace lasciare un segno del mio passaggio... anche sul mio ginocchio.
La procedura prevede che il sottoscritto si sieda su sedia da bancone e poi ruoti di 90 gradi per ritrovarsi perpendicolare al bancone stesso e pronto per l’azione, purtroppo la rotazione viene spesso interrotta intorno ai 45 gradi perche’ il ginocchio non centra lo spazio per le gambe ma picchia sulla suddetta maniglia/chiave di armadietto/cassetto. Alcuni dei momenti piu’ commuoventi che la ricerca mi ha regalato avevano a che fare con il mio ginocchio destro.
Oggi non fa eccezione. Non botta particolarmente forte ma perfettamente su livido ottenuto sabato.
Sabato, dintorni di King’s Cross.
Io ed amica siamo in moto, mia moto.
Delle due corsie originariamente concepite, tra lavori su un lato e auto parcheggiate sull’altro, ne sopravvivono 1 e 1/3.
Fila di macchine procede placida sulla sinistra, io sorpasso beffardo procedendo sul mio 1/3 di corsia a velocita’ “piano” sulla destra (siamo in Inghilterra).
Ragazzo decide che e’ stufo di aspettare di scendere dalla macchina e che, fatti i conti, sarebbe bello cercare di dare un passaggio a uno sconosciuto, per esempio un motociclista. Piu’ o meno alla distanza ‘Oh cazzo!’ dal sottoscritto, automobilista spalanca la portiera completamente, forse per farmi salire. La dimensione standard della portiera Mercedes e’ esattamente 1/3 di corsia londinese. Ad un rapido calcolo mi rendo conto che tutti assieme io, il taxi alla mia sinistra e la portiera non ci passiamo.
Decido di spostare il taxi. Con una spallata.
La ragazza seduta dietro di me si ricorda che sua zia era Catwoman e salta giu’ dalla moto al volo. Il taxi, credendo che io voglia un passaggio, frena passando da 10km/h a 0, spegne l’insegna e accende il tassametro. Anche io freno, con il freno davanti, con il freno dietro... e con il ginocchio... contro la portiera Mercedes, larghezza standard.
Dopo 10 secondi di sorpresa generale in cui tutti mi fissano, il tassista mi chiede dove voglio andare. Io riesco a dire in un inglese comprensibile anche attraverso casco integrale ‘Datemi una mano che non riesco a tirare su la moto. Cazzo.’ I testimoni giureranno sia stata una forma di comunicazione telepatica con i due energumeni neri che sono scesi dalla Mercedes, i quali mi agguantano e spostano me e moto a lato della strada. Il tassista parcheggia e scende. Capisce che non voglio andare da nessuna parte e che non e’ il caso di mettersi a discutere per avergli grattato via col manubrio meta’ dalla pubblicita’ dei tampax che aveva sulla portiera. Anzi, sembra quasi contento. Io lo sarei. Brontola, risale e se ne va (se uno degli energumeni gli abbia puntato una pistola, non lo so)
Danni alla moto nulli. Leva frizione e specchietto da ri-regolare, ma niente piu’.
Mia amica si controlla sbucciatura sul gomito fatta la sera prima, causa sbronza da Vodka.
Io ci credo a stento, ma sono tutto intero... anche ginocchio non male...
Gli energumeni chiedono scusa 27 volte.
Io ed amica ripartiamo.
Destinazione: zona industriale di Londra
Un paio di settimane fa capo mi invita a un meeting che si e' tenuto oggi, buttato li al volo come al solito... "I'd like if you and Pascal could make it" c'erano anche alla conferenza a Verona... io non me li ricordo... ma fa nulla. Registro l'informazione nella cartella Tra piu' di due settimane e non ci penso piu'
Oggi arrivo in lab, apro casella di mail e ci trovo messaggio girato dal capo con 'agenda' dei punti da trattare nel meeting 'dettata' dalla company che ci viene a trovare
-Ah gia', il meeting era oggi-
-Ah gia' le company hanno 'agenda' anche per andare in bagno-
Allegato alla mail ci trovo pure modulo (11 pagine) da firmare sulla riservatezza delle informazioni che verranno trattate
Abbigliamento del sottoscritto al momento dell'ingresso nella stanzetta del meeting prevede:
maglietta nera strettina con disegnato omino che dice all'ambulanza "To the pub"; jeans con qualche strappo; converse nere rotte; cresta in testa (mi vedesse mia madre)
Ovviamente nessuno batte ciglio, nemmeno il capo, anzi, ogni volta che intervengo dicendo la mia ascoltano interessati, solo la mia parte italiana ancora viva sorride all'idea.
Dicevo una prima volta, si, prima volta che mi trovo a un meeting con una company di 'scoppiati' che pero' hanno fatto seconda pagina sul TIME... lo so perche' me ne hanno dato copia...
Loro sono questi e sul TIME ci sono arrivati perche' hanno creato delle piantine di Arabidopsis che cambiano colore se crescono nelle vicinanze di una mina. Si, biosensori per mine... giusto a dare un esempio della gente che si puo' trovare nel molecular farming...
Alla domanda - come si fa a seminare un campo minato?- La loro risposta e' stata - Richiede un sacco di manodopera - un sacco di turn-over -... risata generale...
Sembrano avere una certa confusione in testa sul what to do next e secondo me diverse loro idee sono, come dire... improbabili, pero' mi sono stati simpatici, non so quanto dureranno, ma mi sono simpatici.
Aggiornamento: venerdi sera, festa di compleanno. Arrivo in ritardo. Finisco a parlare con una ragazza francese, le chiedo cosa fa. "PhD, addestro api e rilevare esplosivo"
!?
Non mi metto nemmeno a cercare di tradurre ‘cheesy’… non esite una traduzione, nemmeno gli inglesi puro sangue riescono a spiegarlo senza giri di parole
‘Something cheesy is... cheesy. There’s no other way to describe it’
Non sono mai stato un bravo studente... non so bene perche’, pero’ non lo sono mai stato.
Dopo un duro impatto col liceo durato i primi due anni, mi sono piacevolmente adagiato attorno o subito sotto la media del 7 (con i miei sistematici corsi di recupero) e dopo un impatto altrettanto duro con l’universita’ (non si puo’ dire che sia uno che sovrastima gli ostacoli) le cose hanno cominciato a girare regolarmente. Forse nel mio profondo non ho mai pensato che il 30 valesse lo sforzo necessario... certo, qualche 30 l’ho preso ma solo perche’ sono stato capace di prendere in mano il timone dell’esame e portarlo dove volevo io (bellezza degli esami orali).
Ho comunque avuto le mie impennate d’orgoglio... che ricordi ho posticipato un solo esame in piu’ di 5 anni, e solo perche’ non cambiava nulla, ho dato 10 esami in un anno (per il vecchio ordinamento erano un’utopia), e ho rifiutato un solo voto, l’ultimo. Impennate di orgoglio perche’ magari non do’ grande importanza ai voti, ma la do’ a come mi considero io...
Un giorno d’estate qualcuno mi ha chiesto se volevo essere un ‘mediocre’... e per un attimo il mondo si e’ fermato.
Fattosta’ che io non sono mai stato un bravo studente... e anche tutta questa cosa del PhD (chiamarlo dottoratodiricerca mi fa paura) mi fa sorridere e mi fa sorridere “la gente” che pensa che io debba essere uno ‘studioso’ per forza. Invecchio (maturo?) ma dentro mi sento lo stesso che organizzava spedizioni punitive a rubare la merenda ai 'primini' o a fregare i compiti in classe nella stanza docenti, lo stesso che andava a lezione all’uni con maglietta con scritto ‘ERO BELLO’ e pistola d’acqua, lo stesso che giocava a fare il bob con una sedia con le rotelle spingendo un’altra PhD giu per il corridoio dell’ospedale. E poi finisce che "la gente" qui non mi prende sul serio.
C’e’ una stagione per ogni cosa
Oggi qualcuno e’ entrato in lab e mi ha chiesto come mai sono diventato uno studente tranquillo e serio. Un bravo studente.
Non lo sono.
Il PhD lo faccio come sfida personale. Quindi non sono capace di prenderla alla leggera, quindi tiro e studio, quindi non riesco a non metterci tutto me stesso e lo stesso vale(va?) per pallavolo e per A&D. Vincero’ anche questa del PhD, ormai ne sono quasi convinto.
Se sono tranquillo e’ perche’ ho poca scelta. Perche’ c’e’ una stagione per ogni cosa... come si guardano le giornate accorciarsi d’inverno, cosi guardo il mio intorno, non mi rende particolarmente felice, ma va bene cosi.
Torneranno ad allungarsi.
The kid is still alive.
Ci sono diverse cose che mi piacciono del mio lavoro… nn mi si sente parlarne spesso perche’ sono assolutamente incapace di accontentarmi, le cose sarebbero sempre potute andare meglio, in modo piu’ veloce e i risultati essere piu’ convincenti o di maggiore impatto... ma ci sono diverse cose che mi piacciono del mio lavoro...
Uno degli elementi chiave nel riportarmi da questa parte della Manica lo ha giocato il mio capo che ogni tanto mi fa incazzare, ma che nella maggior parte dei casi mi piace... bambino sognatore, ottimista convinto, incurante di molti rischi vola altissimo... oggi sta ridendo e scherzando con un gruppo di operai in corridoio, domani e’ al parlamento europeo...
Una delle cose che mi piace del mio lavoro e’ andare ai meeting assieme al capo... un po’ perche’ finiamo sempre col combinarne una, un po’ perche’ ce l’ho li, nn mi scappa per tutto il tempo che ci vuole ad andare e a tornare e possiamo parlare di tutto, lavoro e non, un po’ perche’ abbiamo imparato ad affronatere meeting assieme. E generalmente ne usciamo entrambi soddisfatti...
Ricordo il primo con tutti e 4 i miei capi (supervisor), 2 dei quali mai visti prima. Dopo 5 minuti in cui tutti si compiacciono ed elencano aspetti postitivi dell’idea suggerita da uno di loro, il neo-PhD con ufficialmente una settimana di esperienza esordisce con un ‘No, nn credo possa funzionare’... anche Julian mi guarda perplesso, spiego i miei motivi... attimo di silenzio e tutti concordano... sorrido e Julian anche.
Sorridevo anche l’altro ieri a Oxford... adesso la ‘prassi’,mai stabilita a tavolino, e’ che Julian inizia a parlare, spiega velocemente le cose e introduce il mio punto di vista a riguardo... mi da il via, mi scioglie il guinzaglio e io comincio. Anche ieri, dopo aver visto i risultati, ho detto la mia, dove andare e quello che secondo me vale la pena provare assieme... in fondo il progetto e’ mio.
Finiamo, ci rivedremo per una collaborazione, saltiamo in macchina, il capo si fa dare ‘il cinque’, torniamo verso Londra di corsa, lui ha un altro meeting, io guardo fuori dal finestrino e nn posso nn sorridere...
Metto a fuoco una frase che si ripete mentre esce dagli speaker ‘Sometimes you just have to walk away’… rientro dal mio vagabondare con le mente altrove, rientro e mi ritrovo davanti allo schermo da cui ero partito, credo, qualche minuto fa…
‘Sometimes you just have to walk away’
What if you can’t? What if you have no choise but keep going…
Oggi sono fermo… perche’ nn potro’ ‘walk away’... ma almeno mi posso fermare, posare tutto e sedermi per terra...
Ieri era un urlo in aria a squarciagola e vene del collo gonfie, nella mente, perche’ nn mi e’ concesso nemmeno questo... diventano un pugno scagliato con forza, come uno stupido diciasettenne che vuole fare colpo sui coetanei... perche’ ‘fa figo’ ed e’ plateale... almeno ero da solo...
Ieri era rabbia e frustrazione... per due anni che sembrano buttati... per l’ennesimo test negativo... ‘banale’ ma importante...
Ieri... oggi no, oggi e’ un labbro con un piccolo taglio per essermelo morso troppo forte durante la notte e un ginocchio che si lamenta per l’allenamento di ieri sera.... oggi e’ neve su Londra... ma soprattutto, per me, oggi e’ una pausa, oggi e’ posare tutto e sedersi per terra da solo.
Lo so gia’ che domani dovro’ raccogliere tutto e ripartire... e che, anche potendo, forse nn riuscirei comunque a ‘walk away’... oggi e’ quiete... o forse sarebbe piu’ giusto chiamarla rassegnazione... perche’ e’ un PhD e perche’ sono IO e quindi perche’ non ho altra scelta che alzarmi, raccogliere le mie cose e ripartire, ancora una volta...
Domani...
(On air: Promises, Badly Drawn Boy)
Sulla 'SMEMO' dell’anno prossimo (la fanno ancora?), il 18 gennaio ci sara’ la seguente frase:
Conoscenza e indecisione vanno spesso assieme, ma non decidere e’ la peggiore delle decisioni possibili
Partorita dal sottoscritto in un dialogo su msn ieri sera... cosi, di getto...
Pochi minuti dopo, tutto orgoglione della mia dialettica, sono andato a sviluppare la lastra di un esperimento e mi sono ritrovato dinanzi al risultato di una palese fesseria da ‘novellino’ (sempre opera del sottoscritto) compiuta nel pomeriggio, che mi ha fatto sputtanare l’intero esperimento... e un'intera giornata...
L’equilibrio e’ ristabilito!
'Science is frustration, you'd better get use to it, and you already have enough data for a PhD anyway.'
Al che' mi sorge il dubbio che il fesso sono io che mi "altero" quando scopro che l'altra universita' continua mandarmi roba sbagliata e che i western nn mi vengono... bah... tanto il PhD ce l'ho gia'...
Buon weekend bimbi...
Frustrato nel nn riuscire ad andare piu' veloce... sempre qualcosa che nn funziona, sempre un motivo per dover tornare indietro...
... impastato... combatto contro i miei ostacoli e cerco di nn perdere l'entusiasmo per qualcosa che, in fondo, mi piace... mentre c'e' chi mi ascolta e dice "This is a PhD, this is how it goes..." e allora penso a chi diceva
"Ma questo é il più vecchio e il più sano di tutti gli istinti : io aggiungerei : si deve voler avere di più di quanto si ha , per diventare di più "...
...gia'...
Quando ero un giovane apprendista scienziato (ovvero durante la tesi), prendevo i risultati negativi piuttosto sul personale, ne sanno qualcosa il mio quaderno di lab del tempo, oggetto di innumerevoli lanci, e il freezer affianco al mio bancone, usato come sacco da pugilato. Col passare del tempo e diventando via via sempre meno giovane, e forse sempre piu' scienziato, ho imparato a prendere gli insuccessi di laboratorio con maggiore tranquillita' di spirito... si sa, i vecchietti prendono le cose con piu' calma... con chiaro beneficio di quaderni di lab e suppellettili varie...
Quindi oggi ho preso le cose con molta piu' calma e controllo... quasi da asceta....
...anche se le cellule trasformate con l'entry clone di Gateway sembrano sguazzare allegre e pacifiche in LB con l'antibiotico per selezionare l'expression clone, e nessuno capisce come mai (se ci pensate un attimo e' una rogna nn da poco!)... in compenso pero' ho appena scoperto che le sequenze dei destination vectors che mi hanno mandato da Vienna, attraverso l'altra universita' per cui faccio il PhD, non corrispondono allo schema che hanno pubblicato nell'articolo in quanto nn ho trovato ne' le sequenze attR1 e attR2, ne' il gene ccdB, ne' il gene per la resistenza al Cloramphenicol... in sinesi: due rogne nn da poco, indipendenti, la risoluzione di una nn risolve l'altra, e nello stesso progetto!!
...il tutto accompagnato dall'idea sempre piu' forte che i Gateway facciano cxxare e siano inutili per chiunque capisca un minimo di biologia molecolare. Per fortuna che i miei nuovi vettori nn lo sono!!
...stasera bevo la birra dal cranio del primo che mi contraddice (soprattutto se e' il belga)... e viva il self-control!!