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Tra vent'anni nn sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che nn avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

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martedì, 24 aprile 2007

In treno...

Decima prova di angeli Vs diavoli

Tutto sommato gli piaceva prendere il treno. O meglio, gli piaceva il viaggio in treno... e soprattutto gli piaceva viaggiarci di notte. Gli piacevano anche le stazioni dei treni di notte... le banchine dei binari, le luci dei lampioni... la calma, i dialoghi a mezza voce tra chi parte e chi resta e i silenzi di chi aspetta qualcuno che scenda dal treno. In qualche modo i saluti sui binari  erano, almeno per lui, diversi da quelli in aeroporto o davanti a una macchina... più sottili, dettati da un orario preciso e da un saluto dall’altra parte del finestrino quando il treno comincia pigramente a muoversi. Più dolci.

Anche lui aveva avuto qualcuno che lo salutasse dall’altra parte del finestrino, qualcuno a cui voleva bene e che gli voleva bene... non più.

Sacca sulla spalla e sigaretta accesa, camminava lentamente su e giù sotto la luce gialla... guardava gli altri piccoli grappoli di persone sparpagliati sulle varie banchine.

“Chissà se sono più le persone che questo treno sta dividendo o quelle che sta unendo” pensò “ma c’e’ poi differenza?” scosse la testa sorridendo e pensando che era uno stupido

 Il treno faceva una parte del vecchio percorso dell’Orient Express, da Zagabria a Ginevra... lo conosceva bene, lo aveva preso un sacco di volte da studente e tra tutti era quello che gli piaceva di più. Le carrozze erano spesso piuttosto vecchie e di diversi tipi... alcune con le scritte in croato, altre in tedesco, altre in italiano... una buona parte di esse era divisa a compartimenti da 6 persone, con i sedili arancioni o verdi, i porta pacchi di ottone e le copie di vecchie stampe di città incorniciate ed appese sopra i poggia testa. Le aveva sempre trovate curiose.

Salì sul treno e andò a cercarsi uno scompartimento che fosse il meno affollato possibile. Ne trovò uno vuoto e si sedette al solito posto: vicino al finestrino nella direzione di marcia, ma solo dopo aver dato un’occhiata alle stampe... Milano e Pisa... chissà chi le sceglieva.

Il treno cominciò a muoversi lentamente e fuori dal finestrino la stazione lasciò il posto alla sempre più buia campagna e al riflesso del suo viso sul vetro... ricordi tornavano alla mente portando un retrogusto di malinconia... si voltò per vedere a chi appartenesse l’altro riflesso appena apparso. Era  un vecchietto distinto con cappello e soprabito, lo osservò mentre con cura piegava il soprabito prima di riporlo e di posarvi  sopra il cappello. Si sedette nella fila opposta, sedile centrale – scelta abbastanza comune- pensò mentre si mise a cercare gli auricolari per non dover fare conversazione e tornare ad immergersi tra i ricordi

“Lei dove va questa sera?” chiese il vecchio “A Verona” rispose lui con fare distratto “Verona... bella città...” continuò il vecchio “Verona, distesa tra l’Adige e il piano, con meandri di strade smarrite che finiscono sempre al fiume, come l’ubriaco che s’imbatte sempre in un albero” sorrisero entrambi. Gli occhi dei vecchi avevano sempre avuto un fascino particolare... caldi, tristi... eppure forti... da bambini, ma che ne hanno viste tante, forse troppe

“Già... è una bella poesia... l’avevo già sentita da qualche parte...E lei invece? Lei dove va?” chiese lui “Oh... domanda interessante... non saprei, nel senso più stretto del termine probabilmente non vado da nessuna parte perchè non ho una meta da raggiungere” Il ragazzo lo guardò con aria un po’ perplessa e un po’ scettica e disse “Risposta curiosa... quindi cosa ci fa sul treno se non ha una meta? Si starà pure recando da qualche parte...”

“Soffro di insonnia” rispose il vecchio “ad una certa età è abbastanza comune e, a mio parere, inutile da combattere” il ragazzo lo fissava con aria corrucciata “vede” continuò lui “vivo vicino alla piccola stazione del paese... quando non ho sonno, esco e salgo sul treno... è un po’ come starsene in salotto, ma più interessante che guardare la televisione”

“Ma... come...” lo interruppe il ragazzo “ e va in un posto a caso?”

“In realtà non vado da nessuna parte... quando sono stanco o mi sono annoiato, scendo e prendo il primo treno nella direzione opposta. Ho sempre con me il libricino con gli orari di questa tratta e i treni non mancano. Per questo, in senso stretto, non vado da nessuna parte... pur essendo in movimento”

Il vecchio parlava lentamente, in modo posato... infondeva pace. “Vuole un tazza di the?” chiese aprendo il borsello che aveva appoggiato sul sedile affianco e tirandone fuori un termos. Il ragazzo non rispose alla domanda, ma come che non l’avesse sentita chiese “Ma... perchè? Che senso ha prendere un treno senza una meta... come può essere questo interessante?”

“Sono contento di aver portato una tazza in più questa sera” disse il vecchio porgendogli una piccola tazza di ceramica “il the nei bicchieri di plastica perde molto del suo significato... non trova?”. Il ragazzo la prese con entrambe le mani per non rischiare di farla cadere, dalla tazza si alzavano riccioli di vapore che sapevano di frutta e spezie. Ne bevettero entrambi un sorso in silenzio mentre il treno sferragliava a piena velocità tra campagna e paesotti. “Grazie” disse “è buono” 

“Ne sono felice” rispose il vecchio “lei perchè va a Verona?”

“C’ho fatto l’università, ma poi me ne sono andato in giro per qualche anno a vedere qualche altro posto... solo che me ne ero innamorato e cosi, adesso che ho deciso di rientrare in Italia, provo a ricominciare da li, da dove ho lasciato”

“Più che un andare è un ritornare, quindi” “Diciamo di si” rispose il ragazzo

“Ma è un tornare a cosa? A Verona o a quello che Verona ha rappresentato?” chiese il vecchio “Da alcune cose non si può tornare...” aggiunse

“Vero” annuì il ragazzo “ direi che dalla maggior parte delle cose non si può tornare... o almeno non tornare pensando di ritrovarle uguali... Cambia chi viaggia ma cambia anche ciò che lascia” fece un lieve sospiro “non so come sarà essere a Verona di nuovo, ma ci voglio provare. Ma lei non ha risposto alle mie domande, non mi ha spiegato il perchè...”

“Il perchè” comincio il vecchio “perchè lei viaggia? Perchè va da un luogo all’altro? Perchè non è rimasto a Verona?” “Per vedere posti nuovi, per imparare” rispose il ragazzo “Quindi lei viaggia per raggiungere un luogo...” disse il vecchio

“Si, certo... per cos’altro?” rispose il ragazzo

Il vecchio fece un sorso di the e poi cominciò “Il mio viaggio, quello lungo e unico, ormai io l’ho quasi finito. E’ stato un viaggio lungo... duro e difficile a tratti, come quello di ognuno in fondo... ma un viaggio che sicuramente valeva la pena di fare e sono contento per come è stato. Anche io ho visto e vissuto in molti luoghi durante il mio viaggio... a volte ho avuto l’impressione che si potesse essere felici solo nel prossimo posto, o in quello che si è appena lasciato” sorrise “Non vi era molto tra la partenza e l’arrivo... eppure nasciamo per morire, questa è la partenza e questo è l’arrivo e se non ha importanza il viaggio che ci sta nel mezzo, cosa ne ha? Un giorno qualcuno mi disse che viaggiare ha senso solo se si torna con una qualche risposta nella valigia... aveva ragione. Ho imparato che il viaggio non si misura in chilometri, che il cammino in se può essere più importante della destinazione e soprattutto ho avuto la fortuna di dividere il mio cammino, o parti del mio viaggio, con persone speciali...  lo hanno reso magico” fece una pausa. Al ragazzo che lo osservava attento sembrò si stesse commuovendo... bevette un altro sorso prima di riprendere “Persone con le quali il cammino è talmente bello che quando le strade si dividono si vorrebbe smettere di camminare... ma non sarebbe giusto”

“E’ per questo che esce di notte e sale su un treno? Per dividere parte del viaggio con qualcuno?” chiese il ragazzo

“Forse si... in fondo sono solo un povero vecchietto a cui piace viaggiare” sorrise “ e questo è per me il vero senso del viaggiare... c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare. C’è chi parte e viaggia e chi non parte e non viaggia... io cosi viaggio. Seneca diceva che per liberarsi della tristezza ‘il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi’ e credo avesse ragione.

Il mio viaggio è ormai al termine e da molto non lo divido più con nessuno... questi giri su un vecchio treno mi fanno dividere il viaggio con qualcuno... almeno per qualche ora. Divido i loro sospiri, i rimpianti per quello che hanno lasciato e le speranze che li mettono in viaggio... a tanti di loro mi verrebbe da dire che a volte ottenere ciò che si è sperato non è poi cosi bello come è stato correre con quella speranza... ma come si può dire una cosa cosi?” il ragazzo non rispose, stava fermo con la tazza, ormai vuota, tra le mani “Mi deve scusare” riprese il vecchio “di solito faccio parlare di più gli altri... ma qualcosa nei suoi occhi... non lo so... forse sto veramente diventando troppo vecchio e parlo solo perchè c’è qualcuno che mi ascolta” Il treno cominciò a rallentare, il vecchio si sporse in avanti per riprendere la tazza che il ragazzo gli porse in silenzio. Rimise via tutto, prese il soprabito e lo piegò sul braccio. Appena il treno si fermò, si alzò in piedi, indossò il cappello e disse “Mi ha fatto piacere parlare con lei, ma il mio viaggio è giunto al termine. Spero di non aver esagerato e le auguro che il suo animo possa fare la pace con il cielo sopra di lei” il ragazzo lo guardò senza dire una parola, come sentisse che il vecchio non aspettava una risposta. Uno strano nodo gli stringeva la gola mentre pensieri gli roteavano nella testa. Il vecchio scese dal treno e scomparve dalla luce dei lampioni. Mentre il treno stava ripartendo tra il turbinio di pensieri e parole che ancora affollavano la sua mente gli venne in mente una pagina del libro che stava finendo di leggere. Aprì la sacca, prese il libro e cominciò a sfogliarlo per ritrovarla

“Da un posto buio alla luce più accecante, là dove l’aria è molto più fredda e secca; da un silenzio ovattato al rumore, alle voci che si sovrappongono peggio che in un bazar. E poi la gente, rude al contatto anche quando vuole essere gentile, irrispettosa della solitudine a cui sei abituato. Perchè sono venuto qui? ti chiederai quando ti sculacceranno.

Il viaggio non nasce sotto grandi auspici. Forse è la prima volta che vieni, forse sei venuto molte volte, per motivi di studio: dovevi imparare ad essere ricco , povero, malato atleta, donna , uomo.

- Questo è il primo e ultimo viaggio che faccio - cosi ti sei detto ogni volta. Forse lo dice ogni persona che nasce. A volte uno ci riesce, diventa Buddha  ed esce dal giro, e quella che sembrava essere la prima volta ne aveva invece molte dietro, ed era proprio l’ultima.

Invece la morte, la fine del viaggio, può essere solo l’inizio” 

Richiuse il libro e guardò la sua immagine riflessa nel finestrino mentre il treno correva, non era più un ragazzo.

postato da: BEARUK alle ore aprile 24, 2007 00:57 | link | commenti (5)
categorie: viaggiare, libri e viaggi, angeli vs diavoli
giovedì, 14 settembre 2006

Una bella frase

Concedimi la serenita’ di sopportare le cose che non posso cambiare.

Il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare.

E la saggezza di coglierne la differenza.

Una bella frase...

E poi il titolo del libro: ‘Datemi retta, qualcosa si puo’ fare (per cambiare il mondo)

E poi e’ nella categoria narrativa di viaggio ed e’ autobiografico

E poi la scrittrice vive a Londra

 

Cosi decido, lo compro e comincio a leggerlo... si sviluppa tutto attorno alla preghiera della serenita’ mentre viene presentata un’altra pagina di attualita’ e di storia dimenticata, le pagine si susseguono tra Londra e il Tibet, ma il viaggio non e’ solo fisico scrittrice e lettore si sviluppano, cambiano tra la prima e l’ultima pagina... la preghiera prende corpo... nn piu’ solo una bella frase... la si comincia a capire e ad assimilare... un pezzo alla volta...

 

Concedimi la serenita’ di sopportare le cose che nn posso cambiare

 

Il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare

 

La saggezza di coglierne la differenza...

 

C’e’ un uomo nella stazione della metropolitana... un uomo sdraiato per terra rivolto verso il muro con la giacca tirata su fino a sopra le orecchie... nn si capisce nemmeno se respiri... la gente va e viene a 40cm di distanza, nessuno batte un ciglio, potrebbe essere morto a 40cm da decine e decine di persone e nessuno lo vede, nemmeno quelli che ci lavorano alla fermata della metropolitana...

Forse dovresti fare qualcosa, forse nn e’ giusto che sia cosi... ma nessuno lo vede? Nessuno fa niente?

Ma mentre ci pensi ormai sei passato oltre, strisci il biglietto, le porte si aprono e scendi le scale... nn hai fatto niente nemmeno tu

 

La saggezza di coglierne la differenza...

postato da: BEARUK alle ore settembre 14, 2006 19:49 | link | commenti (2)
categorie: libri, libri e viaggi
martedì, 04 luglio 2006

Credo che tutto sia cominciato quando mio padre, dopo la maturita', battendomi una mano sulla spalla, mi ha detto "Caro mio, la tua cultura generale, ormai e' fatta!"

Mi sono sentito malissimo... pervaso da un senso di ignoranza a tutto tondo ho cominciato a leggere in modo piu' costante, all'inizio erano i libri che erano stati piu' o meno caldamente consigliati negli ultimi anni di liceo, i famosi CLASSICI, poi libri di storia e di massacri attorno alla seconda guerra mondiale e infine sempre piu' di filosofia o simili... completamente fuori dal giro dei libri di narrativa e di scrittori contemporanei, mi sono sempre sciroppato discreti mattoncini, alcuni dei quali richiedevano (almeno a me) un livello di attenzione tale da nn poter nemmeno essere letti in treno. 

Per un pezzo ho avuto una discreta simpatia per Hesse... "Il lupo della steppa" e "Siddhartha" in modo particolare, bisogna forzarsi a passare le prime pagine, ma i finali ne valgono la pena.

Ultimamente ho cominciato a sentirmi viaggiatore... senza un vero motivo (ma questo e' per un prossimo post)... fatto sta che questo ha cominciato anche ad avere un impatto sulle mie scelte tra gli scaffali delle librerie...

Quelli fino ad ora degni di nota sono stati:

"Viaggio in oriente" di H. Hesse... piu' mistico che reale

"Il viaggiatore innocente" di W. Randall... molto inglese e molto facile

"Viaggiare e non partire" di A. Bocconi... strano, ma piacevole accozzaglia di spunti di riflessione (suoi sia il brano riportato qui che quello di qualche post fa)

Esperienze di viaggi, veri o della mente che siano... perche' partire? Per scappare, per raggiungere, per andare o per tornare?

'Forse il punto non e' se stare a casa o partire, pero' lo dico subito: il mio cuore e' con il viaggiatore, non sono ne' cosi saggio ne' cosi malato da star bene solo dove sono nato, dove vivo.'

postato da: BEARUK alle ore luglio 04, 2006 19:59 | link | commenti (11)
categorie: libri e viaggi