Esiste uno standard internazionale per l’altezza delle maniglie montate su cassetti e armadietti da laboratorio: il mio ginocchio.
Quando ero all’universita’ e facevamo le esercitazioni di laboratorio, saresti stato in grado di capire quali laboratori avevo frequentato andando a controllare lo stato delle chiavi di cassetti ed armadietti di laboratorio. Se la maggior parte sono spezzate, significa che ho frequentato quel laboratorio. In fondo mi piace lasciare un segno del mio passaggio... anche sul mio ginocchio.
La procedura prevede che il sottoscritto si sieda su sedia da bancone e poi ruoti di 90 gradi per ritrovarsi perpendicolare al bancone stesso e pronto per l’azione, purtroppo la rotazione viene spesso interrotta intorno ai 45 gradi perche’ il ginocchio non centra lo spazio per le gambe ma picchia sulla suddetta maniglia/chiave di armadietto/cassetto. Alcuni dei momenti piu’ commuoventi che la ricerca mi ha regalato avevano a che fare con il mio ginocchio destro.
Oggi non fa eccezione. Non botta particolarmente forte ma perfettamente su livido ottenuto sabato.
Sabato, dintorni di King’s Cross.
Io ed amica siamo in moto, mia moto.
Delle due corsie originariamente concepite, tra lavori su un lato e auto parcheggiate sull’altro, ne sopravvivono 1 e 1/3.
Fila di macchine procede placida sulla sinistra, io sorpasso beffardo procedendo sul mio 1/3 di corsia a velocita’ “piano” sulla destra (siamo in Inghilterra).
Ragazzo decide che e’ stufo di aspettare di scendere dalla macchina e che, fatti i conti, sarebbe bello cercare di dare un passaggio a uno sconosciuto, per esempio un motociclista. Piu’ o meno alla distanza ‘Oh cazzo!’ dal sottoscritto, automobilista spalanca la portiera completamente, forse per farmi salire. La dimensione standard della portiera Mercedes e’ esattamente 1/3 di corsia londinese. Ad un rapido calcolo mi rendo conto che tutti assieme io, il taxi alla mia sinistra e la portiera non ci passiamo.
Decido di spostare il taxi. Con una spallata.
La ragazza seduta dietro di me si ricorda che sua zia era Catwoman e salta giu’ dalla moto al volo. Il taxi, credendo che io voglia un passaggio, frena passando da 10km/h a 0, spegne l’insegna e accende il tassametro. Anche io freno, con il freno davanti, con il freno dietro... e con il ginocchio... contro la portiera Mercedes, larghezza standard.
Dopo 10 secondi di sorpresa generale in cui tutti mi fissano, il tassista mi chiede dove voglio andare. Io riesco a dire in un inglese comprensibile anche attraverso casco integrale ‘Datemi una mano che non riesco a tirare su la moto. Cazzo.’ I testimoni giureranno sia stata una forma di comunicazione telepatica con i due energumeni neri che sono scesi dalla Mercedes, i quali mi agguantano e spostano me e moto a lato della strada. Il tassista parcheggia e scende. Capisce che non voglio andare da nessuna parte e che non e’ il caso di mettersi a discutere per avergli grattato via col manubrio meta’ dalla pubblicita’ dei tampax che aveva sulla portiera. Anzi, sembra quasi contento. Io lo sarei. Brontola, risale e se ne va (se uno degli energumeni gli abbia puntato una pistola, non lo so)
Danni alla moto nulli. Leva frizione e specchietto da ri-regolare, ma niente piu’.
Mia amica si controlla sbucciatura sul gomito fatta la sera prima, causa sbronza da Vodka.
Io ci credo a stento, ma sono tutto intero... anche ginocchio non male...
Gli energumeni chiedono scusa 27 volte.
Io ed amica ripartiamo.
Destinazione: zona industriale di Londra
Rientrato... a Londra ancora una volta
Gia', rientrato, ma questa volta il rientro e' stato decisamente piu' lento... per coprire la distanza Trieste - Londra normalmente ci vogliono un paio di ore e un sacco di code per finire ammassato in una specie di scatola che vola, tra bambini che piangono e gente che grida...
Questo giro mi ci sono voluti 4 giorni... e tutti all'aperto...
Niente aereo, MOTO.
Vento in faccia, sole, qualche goccia di pioggia... rumore nelle orecchie, stanchezza fisica... e male al sedere...
La 'traversata' dell'Italia dal profondo nord-est al profondo nord-ovest non poteva non comportare sosta a Verona... serata fuori con grandi vecchi amici in una vecchia e splendida citta'. La tappa seguente e' stata Torino, citta' mai visitata prima, ma il motivo reale era rivedere un'amica dopo 13 anni dall'ultima volta... e ritrovarla uguale... riuscire a parlarci e a ridere dopo 13 anni... mi ha fatto ripartire il giorno dopo con un sorriso sul viso, traforo del Monte Bianco e 700km in Francia... testa bassa e manopola girata, perche' bisogna fare piu' km possibili... sosta per la notte a Troyes... alberghetto a caso in una citta' a caso... altra sorpresa, gioiellino costellato di case in legno a vista comodamente 'appoggiate' le une alle altre. Ultimo giorno di corsa fino a Calais, pranzo al sole, in un prato a lato della strada, addormentato contro la parete del treno che passa sotto la Manica... e infine Londra.
1700km per pensare, per cantare e per passare veloci tra curve e dirizzoni
1700km intensi e stancanti, assaggiati uno per uno guardando bei paesaggi e asfalto che passa veloce sotto la ruota

Alla partenza...

13 anni...

Mont Blanc