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Tra vent'anni nn sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che nn avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

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venerdì, 28 dicembre 2007

Dicembre

E cosi passa dicembre... o forse e' gia' passato... sempre di corsa sempre tra mille cose... sempre stato cosi. Ricordo di essere rientrato l'8 dicembre dopo la tesi a Londra e da quel giorno fino all'8 gennaio (quando mi sono ri-stabilito a VR) ricordo di non aver mai dormito piu' di 4 notti nello stesso letto...

Cosi sono stati molti e cosi e' per molti. E per quello che mi riguarda, questo dicembre non fa eccezione, dal Brasile a Londra, a Lille, poi Italia, Andorra, Italia e poi Londra... altre due "bandierine" sul mappamondo.

E Dicembre e´anche tempo di grandi cene e di grandi abbuffate in nome dell'affetto ( e forse un pizzico di facciata) verso persone che si vedono poco... e allora cene tra colleghi, tra amici e tra parenti. Cosi e' per me e cosi e' per molti.

Cosi a Dicembre io rivedo alcuni dei miei cugini che sono sparsi dal Friuli a New York passando per Abu Dabi e la Thailandia... quattro risate e quattro racconti con piu' di quattro bicchieri di vino e l'inevitabile paragone con la propria di vita...  sempre piu´bambini piccoli che girano correndo attorno al tavolo. Vedo loro e i miei fratelli crescere, e vedo nonna e genitori invecchiare.... e non vedo me

E Dicembre porta sempre un sacco di doveri... Dicembre ti toglie la tua routine, ti toglie i nuovi amici e ti riconsegna a parenti e vecchi amici... ti porta vicino dopo tanto tempo, e lo vedi... lo scalino e´un po' piu' alto... Dicembre ti allontana e ti avvicina, cerca di strapparti ai pensieri che normalmente invadono le tue serate e che poi, inevitabilmente, si ripresentano a mezzanotte e 10 del primo di gennaio... a dirti che la pausa e´ finita, che Dicembre e´finito, e che si ricomincia.

Cosi e' Dicembre... cosi e' sempre il mio Dicembre.

 

postato da: BEARUK alle ore dicembre 28, 2007 17:57 | link | commenti (2)
categorie: viaggiare, io
venerdì, 14 dicembre 2007

Disfata la valigia

E cosi ho disfato del tutto la valigia… una settimana dopo...

Devo ancora recuperare buona parte delle foto perche’ fatte da altri e scaricate su computer, chiavette e schede varie ma non ancora arrivate a me.

 

Il Brasile e’ stato bello... e forse, ancora una volta, lo e’ stato per come il gruppo era mescolato ed eterogeneo... perche’ c’erano una volta una (anglo)ganese, un (anglo)egiziano, un (anglo)cinese e... un italiano, che spesso venivano scorrazzati in giro da uno o piu’ brasiliani....

C’erano una volta feste in spiaggia per la luna piena dove un drink costa 1 euro e “ci sono 3 ragazze per ogni ragazzo”... feste raggiunte dopo aver mangiato chili di carne grigliata e mai stata cosi buona.

C’erano sbornie, paturnie e discorsi seri tra una cattolica molto praticante, un ortodosso, un ateo e un cattolico non molto bravo

E poi c’era il Brasile, con le sue bellezze e i suoi angoli bui... meno di quelli del Sud Africa, piu’ di quelli dell’Argentina, ma comunque un paese che toglie il fiato

E poi c’era Rio... con il Cristo Redentore a guardare, giurerei con un velo di tristezza, una citta’ incredibile fatta di foresta tropicale, spiaggie bianche,  favelas, ragazze che giocano a calcio meglio di tanti ragazzi, surfisti e carri di cianfrusaglie spinti per strada...

C'era l'oceano e c'erano le sue onde bellissime e insostenibili

Si e’ stato bello... un viaggio nato assolutamente per caso e nel quale mi sono fatto trascinare senza la benche’ minima preparazione... un viaggio che, devo ammettere, e’ stato un po’ meno all’avventura e allo sbaraglio del previsto, ma che ricordero’ comunque... un altro posto visto...

E, anche se mi secca ammetterlo, forse anche questo lo devo a Londra e a chi ti fa incontrare.

postato da: BEARUK alle ore dicembre 14, 2007 18:20 | link | commenti (1)
categorie: londra, viaggiare
martedì, 04 dicembre 2007

Rientri e racconti

Due cose sono inevitabili quando si rientra: disfare la valigia e fare resoconto del viaggio o della vacanza a tutti quelli che te lo chiedono... a pensarci bene forse una delle differenze tra vacanza e viaggio sta proprio nel numero di volte che quella valigia e' stata sfatta e rifatta...

Comunque sia, io non sono molto bravo in nessuna delle due cose... la sacca resta in camera tipicamente mezza piena e mezza vuota per qualche giorno prima che mi decida a disfarla del tutto e cacciarla sotto al letto e lo stesso si puo' dire dei resoconti di viaggio... tutto troppo fresco, va un po' metabolizzato e digerito... anche per rimettere in prospettiva i massacranti rientri (dopo 24 ore tra aeroporti e voli non riuscirei a tollerare la presenza fisica di nessuno a meno di 2 metri)...

Gia' che ci sono vi lascio con 2 perle di saggezza:

a) non volate con Iberia, sono anni che non volo con Alitalia, ma non posso credere sia peggio... di 5 voli non ce ne e' stato uno in orario e i sedili sono alla stessa distanza tra loro delle rastrelliere per polli.

b) se fate biglietto in internet, dopo la parola Duration c'e', come logica vorrebbe, la durata del tragitto, da non confondersi con l'orario di partenza. Ovvero Duration: 14.55 significa che il tragitto dura 14 ore e 55 minuti, non che il volo e' alle 14.55

postato da: BEARUK alle ore dicembre 04, 2007 19:30 | link | commenti (1)
categorie: viaggiare, io
martedì, 10 luglio 2007

Estate

Tra le 8.35 e le 8.50… da qualche parte tra la prima e la seconda sveglia...

Sdraiato nella posizione ‘orso della golia bianca’... due cuscini e piumino attorcigliato in conformazione laocoontica, luce che entra dalle tende e cinguettio di uccellini.

 

Apro gli occhi

Pensiero 1(messo in modo comprensibile): Si, l’HA tag all’N-terminale della mia proteina ce la metto con mutagenesi, cosi non devo ripetere in ‘cippaggio’ che mi sta proprio sulle palle

Pensiero 1 (originale ricostruito): HA davanti alfa, pisciare, mutagenesi e Vaffanculo

 

Pensiero 2: Come cacchio mi viene in mente?

 

Pensiero 3: E’ estate... vacanze... Sgrunt!

 

Si, sgrunt, perche’ d’estate ci si deve divertire, bisogna andare in vacanza, bisogna divertirsi.

E io con i "ci si deve" non ci vado poi tanto d'accordo... e poi io in vacanza non so dove andare, non ci voglio nemmeno pensare... voglio viaggiare, ma non riesco a mettere due pensieri in fila che prevedano attuazione in piu’ di 2 settimane.

I miei amici piu' avventurosi probabilmente si spingeranno fino all'isola delle conchiglie davanti a Grado, magari fermandosi a mangiare un Camogli... i piu' coraggiosi arriveranno a un Rustico, ma senza olive che chissa' da dove vengono. Mia sorella arrivera' a spingersi fino alla Turchia, villaggio turistico italiano all-inclusive... il gusto per l'estremo deve essere di famiglia. Anche se conoscendo mia sorella e con chi ci va, forse e' meglio cosi.

Insomma, anche se non sembra, e' Estate... un’altra volta... e bisogna andare in vacanza.

Bisogna mettersi pantaloncini corti e calzini salva-piede, bisogna avere la camicia che risalti l'abbronzatura, bisogna avere un'abbronzatura, bisogna ubriacarsi con tanti vodka-tonic, piu' di quelli che hanno bevuto gli altri, bisogna fare colazione prima di andare a dormire, bisogna dormire fino al pomeriggioe bisogna impressionare le ragazzine. Insomma, bisogna divertirsi

 

Gia’... bisogna

 

postato da: BEARUK alle ore luglio 10, 2007 19:49 | link | commenti (5)
categorie: viaggiare, io
martedì, 22 maggio 2007

Warning: whinging in progress

Alle medie quando mi chiedevano che lavoro facesse mio padre rispondevo “il pendolare”. Non so bene come fosse cominciata ... io non avevo una chiara idea di cosa fosse, ma ai prof sembrava andare bene, annuivano come che fosse una risposta perfettamente chiara e precisa e la questione finiva li.

Probabilmente per la legge del contrappasso, anche io sono finito col fare il pendolare...

Se si dovessero definire le categorie di chi si mette in viaggio, i pendolari si considererebbero nella categoria semi-professionisti, e il semi- solo per ragioni di falsa modestia. Nella categoria all’altro estremo ci sono gli amatori, categoria tipicamente costituita dai vacanzieri, o i viaggiatori della domenica. Neanche a dirlo le due categorie sono divise da un solco di profondo odio, specie da parte dei semi-professionisti.

Il semi-professionista tipico pendola sull’autostrada in macchina da solo...  ci pendola ogni giorno, o il lunedi mattina e il venerdi sera... di solito lo fa a 180km/h, mentre e’ al telefono, sta leggendo il giornale e magari si fuma una sigaretta. Sorpassa ovunque ci sia uno spiraglio ed e’ ben felice di farti notare che ha tutti i fari accesi e funzionanti. E’ capace di capire se c’e’ coda per incidente 10 min prima fiutando l’aria e guardando il volo degli uccelli, conosce a memoria la posizione esatta di ogni sistema di rilevamento della velocita’ e non frena mai a meno che non sia assolutamente inevitabile, rallenta col pensiero.

La categoria amatori prende l’autostrada solo 2 volte l’anno: andata e ritorno. Basta.

Tipicamente la macchina e’ piena di gente e di cose... tra tutte queste cose spesso ci sono anche gli specchietti retrovisori e l’interruttore per i fari, solo che l’amatore non li ha ancora scoperti. Curiosamente sembra che il veicolo che gli amatori guidano, a prescindere dal modello, abbia un sistema di acceleratore e freno digitali, hanno solo 2 possibili posizioni:  1 o 0, acceso o spento, non esistono vie di mezzo.

L’amatore tipicamente guida con la schiena staccata dal sedile, profondamente concentrato su cio’ che non ha importanza ad esempio se e’ accettabile essere superati dal tale modello di auto, ritiene lo stare sulla corsia di destra come un disonore (specie se qualcuno gli ha lampeggiato) e non vedendo piu’ in la di 10mt, si accorge che c’e’ una coda per incidente 500mt dopo l’inizio della coda.

Col passare degli anni all’universita’ e con l’aumentare dei km e delle ore passate sulla A4 sono passato da una categoria all’altra e anche io sono finito con l’avere non proprio in simpatia gli amatori.

Quando mi sono trasferito qui sono rimasto pendolare, solo che adesso pendolo in aereo e, anche in aereo, ci sono le categorie semi-professionisti e amatori, soprattutto sui voli low-cost.

Cambia il modo di viaggiare, cambiano le situazioni.

Aereo significa essere sempre ammassati con un sacco di gente, senza nemmeno avere finestrino e abitacolo a dividere, significa serie continua di code, significa avere sempre qualche forma di bipede alta circa un metro che trova particolarmente interessante correre e/o strillare.

Quando devo fare Londra-Milano Milano-Londra in 36 ore e con una leggera dose di sonno da recuperare, la mia leggera intolleranza per gli amatori si trasforma in puro e semplice odio. Questo odio viscerale e’ a mio parere assolutamente giustificata.  Oltretutto la ferrea e tediosa routine che regola ogni passo del processo che avviene tra l’ingresso in un aeroporto e l’uscita da quello di destinazione non contribuisce al generale senso di rilassamento. Solite discussioni al check-in per chi ha il bagaglio che pesa troppo, solita fila che non avanza, solite domande “Ha niente di affilato o appuntito nel bagaglio a mano?”  “Qualcuno ha interferito col suo bagaglio?”  “Ha liquidi superiori a 100ml ?”  “Hai mai fatto sesso in aereo?”

Poi il solito controllo di sicurezza, solito sequestro di qualcosa di appuntito o liquido... solito arresto di qualcuno sospetto affiliato alla confraternita dei fornicatori tra i cieli.

 Dopo 30 sec che sto aspettando di far vedere a tutti cos’ho nella mia borsa, se quello prima di me non si e’ tolto dai piedi il mio occhio destro comincia a contrarsi in modo incontrollato e un filo di bava a scendere a lato della bocca. Sara’ per quello che poi vengo praticamente sempre perquisito anche se non suona nulla. Passo attraverso la porta del giudizio del terzo millennio e allargo direttamente le braccia “Le dispiace se la perquisisco?” - si, francamente, si -

Ieri sono sceso dall’aereo con sotto braccio la testa dell’amatore che ha tirato giu il suo bagaglio a mano addosso a me, ho preso a calci la valigia con le rotelle che mi continuava a tagliare la strada, ho immaginato di trucidare a colpi di trolley l’intera famiglia di chi si blocca fermo di traverso  all’uscita della zona recupero bagagli mentre decide da che parte andare.

Se sul treno non posso allargare le braccia e girare su me stesso senza toccare nessuno, la prossima volta vado all’aeroporto armato. Tanto poi il fucile lo spedisco, mica lo porto nel bagaglio a mano.

postato da: BEARUK alle ore maggio 22, 2007 16:55 | link | commenti (3)
categorie: viaggiare, io
martedì, 24 aprile 2007

In treno...

Decima prova di angeli Vs diavoli

Tutto sommato gli piaceva prendere il treno. O meglio, gli piaceva il viaggio in treno... e soprattutto gli piaceva viaggiarci di notte. Gli piacevano anche le stazioni dei treni di notte... le banchine dei binari, le luci dei lampioni... la calma, i dialoghi a mezza voce tra chi parte e chi resta e i silenzi di chi aspetta qualcuno che scenda dal treno. In qualche modo i saluti sui binari  erano, almeno per lui, diversi da quelli in aeroporto o davanti a una macchina... più sottili, dettati da un orario preciso e da un saluto dall’altra parte del finestrino quando il treno comincia pigramente a muoversi. Più dolci.

Anche lui aveva avuto qualcuno che lo salutasse dall’altra parte del finestrino, qualcuno a cui voleva bene e che gli voleva bene... non più.

Sacca sulla spalla e sigaretta accesa, camminava lentamente su e giù sotto la luce gialla... guardava gli altri piccoli grappoli di persone sparpagliati sulle varie banchine.

“Chissà se sono più le persone che questo treno sta dividendo o quelle che sta unendo” pensò “ma c’e’ poi differenza?” scosse la testa sorridendo e pensando che era uno stupido

 Il treno faceva una parte del vecchio percorso dell’Orient Express, da Zagabria a Ginevra... lo conosceva bene, lo aveva preso un sacco di volte da studente e tra tutti era quello che gli piaceva di più. Le carrozze erano spesso piuttosto vecchie e di diversi tipi... alcune con le scritte in croato, altre in tedesco, altre in italiano... una buona parte di esse era divisa a compartimenti da 6 persone, con i sedili arancioni o verdi, i porta pacchi di ottone e le copie di vecchie stampe di città incorniciate ed appese sopra i poggia testa. Le aveva sempre trovate curiose.

Salì sul treno e andò a cercarsi uno scompartimento che fosse il meno affollato possibile. Ne trovò uno vuoto e si sedette al solito posto: vicino al finestrino nella direzione di marcia, ma solo dopo aver dato un’occhiata alle stampe... Milano e Pisa... chissà chi le sceglieva.

Il treno cominciò a muoversi lentamente e fuori dal finestrino la stazione lasciò il posto alla sempre più buia campagna e al riflesso del suo viso sul vetro... ricordi tornavano alla mente portando un retrogusto di malinconia... si voltò per vedere a chi appartenesse l’altro riflesso appena apparso. Era  un vecchietto distinto con cappello e soprabito, lo osservò mentre con cura piegava il soprabito prima di riporlo e di posarvi  sopra il cappello. Si sedette nella fila opposta, sedile centrale – scelta abbastanza comune- pensò mentre si mise a cercare gli auricolari per non dover fare conversazione e tornare ad immergersi tra i ricordi

“Lei dove va questa sera?” chiese il vecchio “A Verona” rispose lui con fare distratto “Verona... bella città...” continuò il vecchio “Verona, distesa tra l’Adige e il piano, con meandri di strade smarrite che finiscono sempre al fiume, come l’ubriaco che s’imbatte sempre in un albero” sorrisero entrambi. Gli occhi dei vecchi avevano sempre avuto un fascino particolare... caldi, tristi... eppure forti... da bambini, ma che ne hanno viste tante, forse troppe

“Già... è una bella poesia... l’avevo già sentita da qualche parte...E lei invece? Lei dove va?” chiese lui “Oh... domanda interessante... non saprei, nel senso più stretto del termine probabilmente non vado da nessuna parte perchè non ho una meta da raggiungere” Il ragazzo lo guardò con aria un po’ perplessa e un po’ scettica e disse “Risposta curiosa... quindi cosa ci fa sul treno se non ha una meta? Si starà pure recando da qualche parte...”

“Soffro di insonnia” rispose il vecchio “ad una certa età è abbastanza comune e, a mio parere, inutile da combattere” il ragazzo lo fissava con aria corrucciata “vede” continuò lui “vivo vicino alla piccola stazione del paese... quando non ho sonno, esco e salgo sul treno... è un po’ come starsene in salotto, ma più interessante che guardare la televisione”

“Ma... come...” lo interruppe il ragazzo “ e va in un posto a caso?”

“In realtà non vado da nessuna parte... quando sono stanco o mi sono annoiato, scendo e prendo il primo treno nella direzione opposta. Ho sempre con me il libricino con gli orari di questa tratta e i treni non mancano. Per questo, in senso stretto, non vado da nessuna parte... pur essendo in movimento”

Il vecchio parlava lentamente, in modo posato... infondeva pace. “Vuole un tazza di the?” chiese aprendo il borsello che aveva appoggiato sul sedile affianco e tirandone fuori un termos. Il ragazzo non rispose alla domanda, ma come che non l’avesse sentita chiese “Ma... perchè? Che senso ha prendere un treno senza una meta... come può essere questo interessante?”

“Sono contento di aver portato una tazza in più questa sera” disse il vecchio porgendogli una piccola tazza di ceramica “il the nei bicchieri di plastica perde molto del suo significato... non trova?”. Il ragazzo la prese con entrambe le mani per non rischiare di farla cadere, dalla tazza si alzavano riccioli di vapore che sapevano di frutta e spezie. Ne bevettero entrambi un sorso in silenzio mentre il treno sferragliava a piena velocità tra campagna e paesotti. “Grazie” disse “è buono” 

“Ne sono felice” rispose il vecchio “lei perchè va a Verona?”

“C’ho fatto l’università, ma poi me ne sono andato in giro per qualche anno a vedere qualche altro posto... solo che me ne ero innamorato e cosi, adesso che ho deciso di rientrare in Italia, provo a ricominciare da li, da dove ho lasciato”

“Più che un andare è un ritornare, quindi” “Diciamo di si” rispose il ragazzo

“Ma è un tornare a cosa? A Verona o a quello che Verona ha rappresentato?” chiese il vecchio “Da alcune cose non si può tornare...” aggiunse

“Vero” annuì il ragazzo “ direi che dalla maggior parte delle cose non si può tornare... o almeno non tornare pensando di ritrovarle uguali... Cambia chi viaggia ma cambia anche ciò che lascia” fece un lieve sospiro “non so come sarà essere a Verona di nuovo, ma ci voglio provare. Ma lei non ha risposto alle mie domande, non mi ha spiegato il perchè...”

“Il perchè” comincio il vecchio “perchè lei viaggia? Perchè va da un luogo all’altro? Perchè non è rimasto a Verona?” “Per vedere posti nuovi, per imparare” rispose il ragazzo “Quindi lei viaggia per raggiungere un luogo...” disse il vecchio

“Si, certo... per cos’altro?” rispose il ragazzo

Il vecchio fece un sorso di the e poi cominciò “Il mio viaggio, quello lungo e unico, ormai io l’ho quasi finito. E’ stato un viaggio lungo... duro e difficile a tratti, come quello di ognuno in fondo... ma un viaggio che sicuramente valeva la pena di fare e sono contento per come è stato. Anche io ho visto e vissuto in molti luoghi durante il mio viaggio... a volte ho avuto l’impressione che si potesse essere felici solo nel prossimo posto, o in quello che si è appena lasciato” sorrise “Non vi era molto tra la partenza e l’arrivo... eppure nasciamo per morire, questa è la partenza e questo è l’arrivo e se non ha importanza il viaggio che ci sta nel mezzo, cosa ne ha? Un giorno qualcuno mi disse che viaggiare ha senso solo se si torna con una qualche risposta nella valigia... aveva ragione. Ho imparato che il viaggio non si misura in chilometri, che il cammino in se può essere più importante della destinazione e soprattutto ho avuto la fortuna di dividere il mio cammino, o parti del mio viaggio, con persone speciali...  lo hanno reso magico” fece una pausa. Al ragazzo che lo osservava attento sembrò si stesse commuovendo... bevette un altro sorso prima di riprendere “Persone con le quali il cammino è talmente bello che quando le strade si dividono si vorrebbe smettere di camminare... ma non sarebbe giusto”

“E’ per questo che esce di notte e sale su un treno? Per dividere parte del viaggio con qualcuno?” chiese il ragazzo

“Forse si... in fondo sono solo un povero vecchietto a cui piace viaggiare” sorrise “ e questo è per me il vero senso del viaggiare... c’è chi viaggia sempre e non parte mai, avvolto in un bozzolo di pregiudizi. C’è chi parte e va lontano senza bisogno di viaggiare. C’è chi parte e viaggia e chi non parte e non viaggia... io cosi viaggio. Seneca diceva che per liberarsi della tristezza ‘il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi’ e credo avesse ragione.

Il mio viaggio è ormai al termine e da molto non lo divido più con nessuno... questi giri su un vecchio treno mi fanno dividere il viaggio con qualcuno... almeno per qualche ora. Divido i loro sospiri, i rimpianti per quello che hanno lasciato e le speranze che li mettono in viaggio... a tanti di loro mi verrebbe da dire che a volte ottenere ciò che si è sperato non è poi cosi bello come è stato correre con quella speranza... ma come si può dire una cosa cosi?” il ragazzo non rispose, stava fermo con la tazza, ormai vuota, tra le mani “Mi deve scusare” riprese il vecchio “di solito faccio parlare di più gli altri... ma qualcosa nei suoi occhi... non lo so... forse sto veramente diventando troppo vecchio e parlo solo perchè c’è qualcuno che mi ascolta” Il treno cominciò a rallentare, il vecchio si sporse in avanti per riprendere la tazza che il ragazzo gli porse in silenzio. Rimise via tutto, prese il soprabito e lo piegò sul braccio. Appena il treno si fermò, si alzò in piedi, indossò il cappello e disse “Mi ha fatto piacere parlare con lei, ma il mio viaggio è giunto al termine. Spero di non aver esagerato e le auguro che il suo animo possa fare la pace con il cielo sopra di lei” il ragazzo lo guardò senza dire una parola, come sentisse che il vecchio non aspettava una risposta. Uno strano nodo gli stringeva la gola mentre pensieri gli roteavano nella testa. Il vecchio scese dal treno e scomparve dalla luce dei lampioni. Mentre il treno stava ripartendo tra il turbinio di pensieri e parole che ancora affollavano la sua mente gli venne in mente una pagina del libro che stava finendo di leggere. Aprì la sacca, prese il libro e cominciò a sfogliarlo per ritrovarla

“Da un posto buio alla luce più accecante, là dove l’aria è molto più fredda e secca; da un silenzio ovattato al rumore, alle voci che si sovrappongono peggio che in un bazar. E poi la gente, rude al contatto anche quando vuole essere gentile, irrispettosa della solitudine a cui sei abituato. Perchè sono venuto qui? ti chiederai quando ti sculacceranno.

Il viaggio non nasce sotto grandi auspici. Forse è la prima volta che vieni, forse sei venuto molte volte, per motivi di studio: dovevi imparare ad essere ricco , povero, malato atleta, donna , uomo.

- Questo è il primo e ultimo viaggio che faccio - cosi ti sei detto ogni volta. Forse lo dice ogni persona che nasce. A volte uno ci riesce, diventa Buddha  ed esce dal giro, e quella che sembrava essere la prima volta ne aveva invece molte dietro, ed era proprio l’ultima.

Invece la morte, la fine del viaggio, può essere solo l’inizio” 

Richiuse il libro e guardò la sua immagine riflessa nel finestrino mentre il treno correva, non era più un ragazzo.

postato da: BEARUK alle ore aprile 24, 2007 00:57 | link | commenti (5)
categorie: viaggiare, libri e viaggi, angeli vs diavoli
sabato, 28 ottobre 2006

Piccole cose

Lo stare in Italia per me ha il sapore delle piccole cose… dei piccoli piaceri... il calore della gente, il marmo rosa a Verona che si scalda al sole, il caffe’ fatto con la macchinetta a casa di mio padre, il giretto in moto sulle colline, il bicchiere di vino in piazza il sabato prima di  pranzo... piccole cose...

Mi piace ritornare a casa mia, in un paesotto nelle campagne del profondo nordest... mi piace tornare a quel ‘piccolo mondo antico’... mi piace camminare per quella strada che passa davanti alla chiesa di famiglia, alle case di nonne e zie fino all’ufficio di mia madre... mi piace il calore dei vacchietti con cui mi fermo a fare 2 chiacchiere...

Un mondo con un sapore familiare dove ancora il dottore e il parroco vano a trovare la gente a casa, dove la sarta passa il pomeriggio a cucire a casa di mia nonna per figli, nipoti e bisnipoti...

Un mondo di cui riesco ancora a sentirmi un po’parte, nonostante ormai abbia ben pochi amici rimasti li... eppure un mondo che ancora nn riuscirei ad accettare completamente, ancora non sufficiente a farmi pensare di tornare... nn ancora...

postato da: BEARUK alle ore ottobre 28, 2006 17:23 | link | commenti (5)
categorie: viaggiare
martedì, 20 giugno 2006

" Mpf... ma quando arriva 'sta borsa?... Tra gli ultimi a fare il check-in... tra le ultime valige a salire sul carrello, quindi tra le prime ad essere caricate sull'aereo, tra le ultime ad essere scaricate sul carrello... quindi tra le prime ad essere caricate sul nastro... e allora 'ndo sta'??... mpf... sono gia' in ritardo per il barbeque

Ci sono alcune cose che porto sempre con me, ogni volta che torno da questa parte della Manica... sigarette, qualche sorta di salume e qualche latticino... a volte qualche bottiglia di vino, tipicamente cose da spartire con gli amici inglesi e non... ma nn solo, spesso approdo in Inghilterra anche con la promessa a me stesso che nn faro’ piu’ una coda, a meno che nn ne vada della mia vita, e con un generale e profondo risentimento verso ogni altro individuo appartenente alla specie umana, in particolar modo verso quei cosetti piccoli e dall'equilibrio incerto che vanno in giro urlando e ai "viaggiatori della domenica". Quest’ultima specie si riconosce piuttosto facilmente, ahime’ spesso parla pure italiano... tipicamente si  mettono in coda all’imbarco prima ancora che l’aereo sia atterrato, se ci sono due code distinte a seconda del numero sulla carta di imbarco, li trovi sempre nella coda sbagliata

‘Che so’ fessi ‘sti inglesi che se ci sono due code si mettono tutti da ‘na parte, Ninooo, eh vieni che di qui nn c’e’ nessunooo!’

 devono cercare la carta d'identita' per 10 min dopo che gliel’hanno chiesta,  sull’aereo nn si levano dal corridoio centrale fino a quando nn hanno sistemato lo zaino nel vano sopra la testa, chiesto al compagno di avventura se gli serve qualcosa prima di chiudere e salutato l’amico che e’ appena salito. Finalmente seduti nn vedono l’ora di interagire con gli altri amici seduti dall’altro lato del corridoio... e poco importa se ci sei tu nel mezzo. Domenica ho viaggiato letteralmente circondato da un gruppo di amici anglo-italiani che tornavano da un matrimonio... rumorosi come gli italiani e ubriachi come gli inglesi... la scritta in brillantini “Just married” sul cappellino dei due alla mia sinistra mi era sfuggita fino a quando nn me l’hanno fatta notare loro indicandola e affermando felici ed orgogliosi “E’ vero!

Ovviamente i "viaggiatori della domenica" sono anche quelli che saltano in piedi nn appena l’aereo ha toccato terra, perche’ convinti che prima uno si alza, prima scende, e forse per questo cercano di tramortire quanti piu’ passeggeri possibile tirando giu il bagaglio a mano...

Finalmente, ecco la borsa... finalmente fuori... sgrunt

Ecco il treno... ahhh, 4 posti con tavolino nel mezzo tutti per me... libro...

Scusa, e’ libero?

Alzo lo sguardo dal libro... “Si, certo” ... mentre ancora sorrido , lei si volta indietro e un

DANIELEEEE, forza, smetti di giocare e vieni che il signore ha detto che e’ liberooo” rieccheggia nel vagone... il sorriso sparisce e lascia posto a un’espressione di terrore mentre un pensiero affiora immediato:

Non ho piu’ batteria nel lettore mp3!

postato da: BEARUK alle ore giugno 20, 2006 14:53 | link | commenti (1)
categorie: viaggiare